La seconda vita

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Il passaggio al web 2.0 ha rivoluzionato le nostre vite e cambiato radicalmente il modo in cui ci approcciamo al mondo. Non esiste più una sola realtà, quella sensibile, attraverso cui interfacciarsi e relazionarsi. Ma ce ne è almeno un’altra, sempre meno virtuale, sempre più concreta. Social network e ecommerce hanno spostato in Rete comunicazione e business. Basti pensare a realtà come Amazon, Groupon, Ebay e simili. Mercati online in cui tutti è a acquistabile, a prezzi migliori rispetto a quelli che troveremmo in un negozio o in uno store della grande distribuzione. E che ci consentono di operare transazioni finanziarie dall’ufficio o da casa, ottimizzando tempi che altrimenti dovremmo togliere al lavoro o alla vita privata.

Ogni epoca produce mezzi a essa funzionali. Come i nostri nonni si recavano al mercato o nei piccoli negozi per fare approvvigionamento di beni e servizi così noi ci rivolgiamo al Web, a questa grande piazza digitale. E allo stesso modo in cui un tempo si rincorrevano in paese voci sull’affidabilità o meno di un preciso rivenditore oggi sono gli utenti a fornirci giudizi che orienteranno le nostre scelte. E’ il vasto campo della web reputation. Pensiamo e TripAdvisor ad esempio. Quanti oggi si rivolgono alle sue recensioni per decidere in quale ristorante passare il sabato sera?

La fama digitale diventa, dunque, mezzo di guadagno. Questo produce due risultati: da una parte i gestori saranno incentivati a migliorare i propri servizi e a rispondere tempestivamente a clienti delusi o a competitor furbacchioni (e ce ne sono..); dall’altra si apre lo spazio per un nuovo settore di iniziativa imprenditoriale, dedicato alla cura dell’immagine online delle aziende.

Nello stesso ambito si colloca il social recruiting, vale a dire il vaglio dei candidati a una certa posizione lavorativa attraverso il monitoraggio dei loro profili social. Non solo Lynkedin, ma anche Facebook, Twitter e Instagram. Più del curriculm oggi contano altri aspetti che potrebbero incidere sulle prestazioni del futuro impiegato, come gli interessi personali, l’aver preso o meno posizioni su certi argomenti, le idee politiche e così via.

A questo punto sorge una domanda. Se la rete è diventata il “luogo” dove ci riforniamo per la nostra vita quotidiana, o nel quale viene deciso il futuro della nostra azienda o vita professionale, se blogger e portali ci informano costantemente su quanto avviene intorno a noi, ha senso pensare ancora al web come a una mera riproduzione della vita reale? La risposta è no.

La paura è legittima. Perché questo “mondo parallelo” è per larga parte inesplorato e presenta pericoli ancora non calcolabili. E’ un continente di cui conosciamo a malapena le coste ma nel quale non possiamo fare a meno di addentrarci. Del resto ogni rivoluzione è accompagnata da scetticismo e timori. Quando i nostri antenati passarono dalla tradizione orale a quella scritta in molti espressero preoccupazioni. Si disse, fra le altre cose, che trascrivere gli antichi miti ne avrebbe cristallizzato il contenuto, lo avrebbe reso invariabile, eliminando quella componente di improvvisazione che li rendeva vitali. Paure non diverse dalle nostre. Ma pensateci: se quell’idea fosse passata, e la scrittura fosse tramontata sul nascere, oggi non avremmo i libri.

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