REFERENDUM SULLE TRIVELLE: BAGARRE ALLA CAMERA, PD SPACCATO I renziani sono a favore dell'astensionismo; Cuperlo e Bersani per il Sì; FI promette ostruzionismo sul ddl Renzi-Goschi

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Battaglia alla Camera sul referendum per le trivellazioni. Prosegue, infatti, la polemica interna al Pd tra minoranza e maggioranza sulle concessioni, con alcuni esponenti della maggioranza Dem che si dicono pronti a votare sì. Intanto le opposizioni hanno chiesto alla conferenza dei capogruppo della Camera un’interruzione delle sedute nella settimana precedente al 17 aprile, data del voto popolare, così da poter fare più agevolmente la campagna referendaria. Un fatto già avvenuto in altri referendum, ma che in questo caso si scontra con una decisione precedentemente presa, quella di fissare a martedì 12 aprile il voto finale sulle riforme costituzionali.

Ma il capogruppo del Pd Ettore Rosato è stato irremovibile: il 12 l’Aula sarà chiamata ad approvare definitivamente il ddl Renzi-Boschi. E altrettanto ferma è scattata la reazione delle opposizioni che hanno preannunciato ostruzionismo a oltranza. Da parte sua il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, ha assicurato: “è vero che ci eravamo impegnati a votare le riforme il 12 aprile, ma è per questo che hanno fissato il referendum il 17: per affossarlo mediaticamente con questa loro vittoria parlamentare”.

Bipartisan l’appello lanciato da un gruppo di senatori che hanno invitato a votare “Sì” al referendum. Tra essi, senatori delle opposizioni (Loredana De Petris di Sel, Emilio Floris e Antonio D’Al di Fi, Francesco Bruni di Cor, l’ M5s Francesco Campanella), ma anche di Ala (Antonio Scavone, Giuseppe Compagnone, Giuseppe Ruvolo e Francesco Amoruso) e della maggioranza, come Giuseppe Marinello di Ncd e i Dem Laura Puppato e Giampiero Dalla Zuanna.

I renziani, con Andrea Marcucci, Alessia Rotta e Andrea Romano, hanno confermato la legittimazione dell’astensionismo – linea ufficiale del partito – come strumento per non far raggiungere il quorum. In molti all’interno del gruppo hanno però criticato la scelta. tra questi, il leader della Sinistra Dem Gianni Cuperlo – “Definire inutile un referendum è sbagliato e non porta neppure bene. Usare la forza dei numeri riflette uno stile autoritario: pigiate il pedale del freno, subito” – e Pierluigi Bersani, che ieri aveva invitato i cittadini a recarsi alle urne. Durante una riunione della sinistra Dem, Bersani avrebbe detto infatti che “con il governo dell’Ulivo non si sarebbe mai arrivati a uno scontro tra Regioni (7 delle quali a guida Pd) e governo su una questione strategica come le politiche energetiche”.

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