La Repubblica è donna

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Le donne “rappresentano il cuore, il volto, la struttura portante dell’Italia. Le loro speranze, i loro progetti, le loro sofferenze animano il tessuto sociale del nostro Paese”. Sono le parole con cui il presidente della Repubblica ha salutato le donne italiane nel corso della cerimonia al Quirinale in occasione della Giornata internazionale della donna. Nel suo intervento ha toccato tutti i temi e le questioni riguardanti l’universo femminile soffermandosi in particolare sull’estensione del diritto di voto alle donne di cui ricorre il 70.mo anniversario e dando il via anche alle celebrazioni per i 70 anni della Repubblica che caratterizzeranno il 2016.

Il 1946 è stata, dunque, per l’Italia una data storica importantissima, lo spartiacque tra la dittatura fascista e l’Italia repubblicana, tra la limitazione sistematica della libertà di espressione, di pensiero, di stampa e di associazione e l’inizio del riconoscimento dei diritti civili, a partire proprio dal diritto di voto alle donne, una conquista fatta di lotte, sacrifici, rinunce e coraggio da parte di tante italiane che in prima persona hanno saputo con fermezza dare voce alle legittime richieste di cittadinanza della popolazione femminile. Certo, rispetto agli altri paesi europei, l’Italia viaggiava in questa direzione con notevole ritardo, ma forse proprio questo diede all’entusiasmo e alle emozioni di quel momento il carattere speciale del sogno coronato.

Questo accadeva, infatti, a quarant’anni di distanza dalla Finlandia, il primo Paese europeo a riconoscere il suffragio delle donne, nel 1906. Seguirono poi la Norvegia nel 1913, la Danimarca nel 1915, l’Irlanda e la Germania nel 1918, Paesi Bassi e Svezia nel 1919, la Gran Bretagna nel 1928 sino ad arrivare alla Spagna nel 1931. Dopo l’Italia, la Grecia nel 1952, la Svizzera nel 1971 e il Portogallo nel 1976.
Il 2 giugno 1946 si svolsero le prime elezioni politiche libere e vi presero parte tutti i cittadini italiani che avevano compiuto 21 anni, uomini e donne, chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica.

Furono scelti anche i deputati dell’Assemblea Costituente ai quali venne poi affidato il compito di redigere la Costituzione. Nel gruppo della Costituente vi entrarono a far parte anche le donne, precisamente 21, solo il 4%, ma fu sicuramente un risultato clamoroso per un Paese che fino ad allora aveva visto le donne solo come “mogli e madri esemplari”.

Come Coordinamento Nazionale Donne Cisl, vogliamo qui ricordare i nomi di quel gruppo di donne che con il proprio comportamento, anche scontrandosi apertamente con il regime, ebbe un ruolo fondamentale nel condurre l’Italia verso le libertà civili e democratiche contribuendo fattivamente alla stesura della nostra “bellissima” Carta Costituzionale: Adele Bei Ciufoli (Pci), Bianca Bianchi (Psi), Laura Bianchini (Dc), Elisabetta Conci (Dc), Maria De Unterrichter Jervolino (Dc), Filomena Delli Castelli (Dc), Maria Federici Agamben (Dc), Nadia Gallico Spano (Pci), Angela Gotelli (Dc), Angela Maria Guidi Cingolani (Dc), Nilde (Leonilde) Iotti (Pci), Teresa Matte (Pci), Angelina Merlin (Psi), Angiola Minella Molinari (Pci), Rita Montagnana Togliatti (Pci), Maria Nicotra Verzotto (Dc), Teresa Noce Longo (Pci), Ottavia Penna Buscemi (Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque), Elettra Pollastrini (Pci), Maria Maddalena Rossi (Pci), Vittoria Titomanlio (Dc).

Spetta a tutti noi adesso, ciascuno per la propria competenza, fare in modo di non disperdere questa conquista continuando a portare avanti con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione l’impegno per il raggiungimento della partecipazione piena delle donne alla vita politica e democratica del Paese. La Cisl, come ha dichiarato la nostra Segretaria Generale, resta in prima linea, perché “valorizzare le donne vuol dire guardare allo sviluppo e al futuro non solo delle donne ma anche e soprattutto del Paese”.

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