BRASILE: MINI DRONI A SAN PAOLO PER COMBATTERE IL VIRUS ZIKA Le unità robotiche hanno il compito di distruggere i focolai. Allarme da Yale: La malattia può provocare anche l'assenza totale di cervello nel feto

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zika virus

Piccoli droni per combattere il virus Zika. Sta avvenendo a San Paolo, in Brasile, uno dei Paesi più colpiti dalla malattia. I robot vengono utilizzati per individuare e distruggere i focolai larvali della zanzara Aedes Aegypti, responsabile della trasmissione del virus zika e della dengue. Tecnici del ministero della Salute hanno perlustrato la zona orientale della capitale paulista, dove si sono registrati il maggior numero di casi di zika e dengue, di cui uno mortale.

Le immagini raccolte dal drone serviranno a creare una mappatura dei possibili focolai larvali della zanzara in tutta la città. Il drone, in particolare, viene utilizzato per controllare le zone private i cui proprietari non hanno consentito l’accesso agli agenti. Nel caso fossero localizzati focolai larvali, gli agenti potranno entrare con la forza anche nelle proprietà private.

Nel quartieri di Lajeado e Cangauiba, nella zona orientale della città, il comune ha inoltre installato alcune unità sanitarie mobili per permettere agli abitanti di controllare e curare gli eventuali casi di dengue e zika, per snellire il lavoro dei già intasati pronto soccorso. Nei due quartieri, si è registrata un’incidenza di 956,9 casi di dengue ogni 100 mila abitanti, molto al di sopra del limite epidemico, che è di 300 casi ogni 100 mila abitanti.

Secondo i ricercatori della Yale university, fra l’altro, il virus potrebbe recare danni anche peggiori della microcefalia. Su Plos Neglected Tropical Diseases è stato mostrato il caso di un feto su cui Zika sembra aver provocato addirittura l’assenza di cervello. L’autopsia ha rivelato l’assenza di cervello, con la cavità cranica che era riempita di fluido, e la presenza anormale di fluidi anche in diverse altre parti del corpo.

Per il primo trimestre, riportano i ricercatori, la gravidanza è apparsa normale, mentre i primi segni di problemi si sono avuti alla settimana 18, mentre il feto è morto alla 32. “Ovviamente è molto difficile trarre conclusioni generali da un singolo caso – scrivono gli autori – ma questi risultati sono insoliti. Il virus potrebbe essere legato a bimbi nati morti, anche se una relazione causale a questo punto ancora non è dimostrata”.

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