VIOLENZE NEI TERRITORI: SCOPPIA LA POLEMICA TRA GOVERNO E MILITARI ISRAELIANI L'intelligence: "Senza un'iniziativa diplomatica si rischia una pericolosa escalation". Secca risposta dell'esecutivo: "Facciano il loro lavoro"

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E’ polemica tra il governo e il vertici militari israeliani sulle misure da adottare per contenere l’ondata di attacchi palestinesi e impedire che si estenda oltre. Commentando un titolo vistoso di Maariv, secondo cui in assenza di un di una iniziativa diplomatica israeliana i responsabili alla sicurezza temono che si verificherà una escalation di violenze nei Territori, il ministro per la sicurezza interna Ghilad Erdan (Likud) ha replicato di non aver finora sentito alcun monito del genere nelle consultazioni fra governo e vertici militari.

Secondo la radio militare il monito verrebbe dal capo dell’intelligence, il generale Herzi Halevi. Erdan, da parte sua, ha ricordato che in anni passati duri attacchi terroristici furono condotti da palestinesi anche mentre erano in corso trattative di pace. ”Che l’esercito faccia quello che attiene all’esercito” ha aggiunto polemicamente Erdan. Nei giorni scorsi altri ministri avevano polemizzato col capo di Stato maggiore, il generale Gady Eisenkot, dopo che questi aveva dichiarato di non volere che “nessuno svuoti un intero caricatore addosso ad una tredicenne palestinese armata di forbici”.

Maariv, citando fonti di sicurezza, precisa che nell’esercito sono stati delineati tre possibili scenari di escalation nei Territori: lo svolgimento di marce popolari di protesta, la partecipazione ad attentati di migliaia di membri di Tanzim, l’ala militare di al-Fatah, e una rottura di fatto nella cooperazione di sicurezza fra Israele e i servizi dell’Anp. Per impedire che ciò avvenga, e’ il corollario dell’esercito secondo Maariv, sarebbe opportuno che si delineasse un ‘orizzonte politico’: ossia una iniziativa di pace israeliana.

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