TRAFFICO D’ARMI CON LA LIBIA, GIALLO SUL SEQUESTRO DI DUE SERBI DA PARTE DELL’ISIS Sladjana Stankovic e Jovica Stepic, prigionieri del Califfato, sono rimasti uccisi nei raid americani di venerdì 21 febbraio

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serbi rapiti

L’uccisione di due ostaggi serbi dell’Isis nel corso dei raid americani di venerdì scorso in Libia sta portando alla luce un possibile traffico illecito di armi. E’ quanto si legge oggi sul sito BalkanInsight, che ha riferito dell’appello lanciato dall’esperto militare Aleksandar Radic perchè sia avviata una commissione di inchiesta parlamentare sul sequestro dei due dipendenti dell’ambasciata di Belgrado a Tripoli. Una vicenda dai tratti sfuggenti, a cui lo stesso premier serbo Aleksandar Vucic ha fatto riferimento, senza fornire tuttavia alcuna spiegazione.

Sladjana Stankovic e Jovica Stepic vennero rapiti lo scorso novembre dai jihadisti dell’Isis, che bloccarono il convoglio dell’ambasciatore serbo, Oliver Potezica, diretto in Tunisia, lasciando illeso il diplomatico. In una conferenza stampa tenuta sabato scorso, il premier Vucic ha dichiarato che lo scopo del sequestro non era ottenere un riscatto e che il rapimento era legato a una vicenda di “certi accordi per armi”. “Ci sono altri motivi di cui non vorrei parlare oggi e che sono legati a certi accordi di armi”, ha detto il premier.

Come precisa il sito, Belgrado ha sospeso ogni esportazione di armi alla Libia nell’agosto del 2014, ma i due governi libici che da allora si sono contesi il controllo del Paese, Tripoli e Tobruk, hanno continuato a guardare al Paese slavo come fonte di armi e munizioni. Le forniture di armi dalla Serbia alla Libia sono finite anche all’attenzione delle Nazioni Unite lo scorso anno, nell’ambito delle iniziative volte a contrastare l’arrivo di armamenti nel Paese del Nord Africa.

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