LIBIA: GLI UOMINI CHIAVE DEL NUOVO GOVERNO

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fayez sarraj

Sono 32 i ministri che andranno a comporre il primo governo di unità nazionale libico dalla caduta di Gheddafi. L’accordo tra Tobruk (unico parlamento sinora riconosciuto a livello internazionale) e Tripoli è stato raggiunto lo scorso 17 dicembre, grazie all’opera di mediazione dell’Onu attraverso due inviati, Bernardino Leon prima e Martin Kobler poi. Ma la partita più delicata si è rivelata quella sui nomi che andranno a formare l’esecutivo, chiusa nelle scorse ore dopo una nottata di trattative in cui non sono mancati momenti di nervosismo.

Nel governo appena varato, guidato dal premier incaricato Fayez Sarrj, prevale la logica della spartizione di poltrone fra le due capitali. La Difesa va all’orientale ma “laica” Tobruk, l’Interno alla filo-islamica Tripoli e gli Esteri a un bilanciamento fra queste due anime, arricchito da un ulteriore smembramento in tre del portafoglio. Nove ministri provengono dall’ovest, otto dall’est e sette dal sud. Il ministro degli Affari esteri è Mahmoud Faraj Al-Mahjoub, esponente di una famiglia molto nota sparsa tra est e ovest. Alla Cooperazione internazionale va Mahmoud Faraj Al-Mahjoub, mentre gli Affari arabi e africani vengono assegnati a Nasr Salem Emhemmad.

Ministro della Difesa è Al-Mahdi Ibrahim Al-Burghuthi, un comandante militare dell’est che ha combattuto contro jihaditi come quelli dell’Isis a Bengasi agli ordini del controverso generale Khalifa Haftar (da cui però di recente avrebbe preso le distanze). Agli Interni va Al-Aref Saleh Al-Khouja, ex ministro delle stesso dicastero di Tripoli, ufficiale di polizia con laurea in criminologia legato agli islamisti anche se c’è chi gli riconosce indipendenza ideologica. Ministro del Petrolio è Khalifa Rajab Abdulsadeq e alla Cultura va l’unica donna dell’esecutivo, Asma’a Mustafa Al-Ustah. Destinato per antonomasia a farsi sentire è il Ministro per i media Khalid Abdulhamid Najm, un federalista che ricopre lo stesso incarico a Tobruk.

Nella vita del nuovo governo sarà fondamentale il ruolo svolto dalle potenze del Mediterraneo, in particolare l’Italia che si è più volte offerta di guidare una fase di transizione nel Paese africano. “La formazione dell’esecutivo è un passo importante – ha detto all’Ansa l’ambasciatore Ibrahim Dabbashi, delegato della Libia all’Onu – ma ora c’è un lavoro enorme da fare. Ci si aspetta molto da Roma che deve svolgere un ruolo importante”.

 

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