ANTICORPI “JOLLY”: DALLA SVIZZERA ARRIVA L’ARMA SEGRETA CONTRO LA MALARIA La scoperta arriva dall'Istituto svizzero di Biomedicina di Bellinzona

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Dopo oltre 100 anni di ricerca, si è finalmente spianata la strada per la creazione di un vaccino contro la malaria, la seconda malattia infettiva al mondo per mortalità dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici annui (di cui il 90% in Africa tropicale) e 1 milione di morti all’anno. È provocata da un parassita chiamato Plasmodio e si trasmette esclusivamente attraverso le punture di zanzare infette il tipo “Anopheles” – non presenti in Italia – molto diffuse nell’Africa subsahariana. L’infezione provoca febbre, mal di testa, tensione di muscoli nucali, brividi e sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea; se non curata è mortale nella maggioranza dei casi.

Le speranze per un prossimo vaccino arrivano grazie alla scoperta degli anticorpi “jolly” – efficaci contro più tipi di parassiti – fatta dal gruppo coordinato dall’italiano Antonio Lanzavecchia, direttore dell’Istituto svizzero di Biomedicina di Bellinzona (Irb) affiliato all’università della Svizzera Italiana (Usi). I ricercatori hanno infatti già individuato le molecole capaci di scatenare la reazione del sistema immunitario (antigeni), che sono i potenziali candidati per sviluppare il vaccino. Pubblicata nella rivista Nature, la ricerca è stata condotta in collaborazione con il Kemri-Wellcome Trust Research Programme in Kenya e l’università britannica di Oxford. La scoperta, secondo Lanzavecchia, permetterà la creazione di un vaccino terapeutico in grado di “tenere a freno l’infezione”. Per l’esperto, aver scoperto dopo oltre un secolo di ricerca un nuovo tipo di anticorpi dimostra “come le tecnologie di analisi della risposta immunitaria dell’uomo che abbiamo sviluppato all’Irb possano fare avanzare le conoscenze sui meccanismi di base e aprire nuove vie per la terapia e la vaccinazione”.

Per sfuggire alla risposta immunitaria il parassita della malaria, il “Plasmodium falciparum”, ha sviluppato una strategia da camaleonte, che consiste nel cambiare continuamente il suo rivestimento di proteine. Gli anticorpi Jolly sono però in grado di riconoscere i diversi parassiti della malaria e di allertare il sistema immunitario per rimuovere e distruggere le cellule infettate. Tali molecole, rileva Lanzavecchia, sono eccezionali anche per la loro struttura unica, che mostra un nuovo meccanismo per generare nuovi anticorpi basato sul trasferimento di Dna tra cromosomi diversi. A differenza degli altri anticorpi, infatti, generati dall’unione di segmenti di Dna presenti sul cromosoma 14, i nuovi anticorpi hanno un frammento aggiuntivo di Dna derivato da un gene che è sul cromosoma 19.

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