La “bomba” dei profughi

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Dopo Lampedusa rimasi molto colpito dalla disponibilità che l’allora presidente del Consiglio Europeo, Van Rompuy, manifestò subito nel cambiare l’ordine del giorno del Consiglio Europeo dell’epoca. Affrontammo effettivamente il dossier immigrazione. E nel documento finale ci furono riferimenti importanti al riguardo. Poi il tema, insieme al senso dell’urgenza che pareva caratterizzare la discussione, si è perso, scomparso. Molti paesi hanno frenato, nonostante l’impegno che la presidenza greca del primo semestre del 2014, sotto la guida di Antonis Samara, ha profuso. Altri hanno preferito soprassedere, girare la testa dall’altra parte, rimandare sine die, accontentarsi di risorse assolutamente insufficienti, oggi come in passato.

Il rafforzamento di Triton rientra, purtroppo, nel novero delle risposte assolutamente deficitarie. Un compromesso al ribasso, che peraltro l’esacerbarsi preoccupante della situazione in Libia rende ancor più grave. Dopo tutto quel che è accaduto e che accade, possibile che l’Europa riesca a partorire solo una soluzione così parziale? L’ho detto, rompendo il silenzio, in occasione di un’ennesima tragedia, quella del febbraio 2015, sempre a Lampedusa. Bisogna fare di più, non è concepibile rimanere inerti rispetto all’indifferenza europea.

La questione immigrazione va posta, insieme alla crescita e al lavoro, in cima alle priorità di un’Unione che, anche e soprattutto su questo, se non cambia, semplicemente muore. Al contrario, l’attenzione sul punto è residuale. Si parla molto di immigrazione nei dibattiti dei singoli Stati membri, troppo spesso solo in termini di sicurezza o a ridosso delle elezioni. Poco o pochissimo se ne discute nell’agenda comunitaria. Qualche lampo in occasione di eventi tragici come quelli di Lampedusa o di Malta. I media che si accalcano sulle balaustre, politici in prima fila a rilasciare, contriti, parole di cordoglio e annunci roboanti, un’ondata di commozione collettiva che veloce arriva e veloce se ne va, rimpiazzata da un altro caso, un’altra polemica, un altro spunto di indignazione prêt-à-porter, emotività di stagione.

Non so se è cinismo o assuefazione alle emergenze. Credo che sottotraccia ci sia la scarsa voglia di capire un fenomeno oggettivamente molto complesso e dalle infinite sfumature. Troppo faticoso approfondire tutti gli aspetti della questione, troppo pericoloso per la politica scoperchiare un vaso di Pandora che al proprio interno nasconde rovesci spigolosi, urticanti, profondamente divisivi.

Difficile (e controproducente per il consenso) è provare a dire che le politiche per le migrazioni vanno programmate e disciplinate a partire da dati certi e incontrovertibili, rivedendo anche il meccanismo delle quote con un sistema che permetta ai diversi territori, nazionali e regionali, di non doversi sobbarcare pesi squilibrati dal punto di vista dei bisogni di accoglienza. Rischioso (per qualcuno suicida) spiegare che il fatto che non attiriamo più capitale umano, anche da quello che una volta era chiamato il “Sud del mondo”, è un problema serissimo che pagheremo molto caro nel prossimo futuro.

Tratto da “Andare insieme, andare lontano”

 

 

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2 COMMENTS

  1. 1. In Africa non si sta peggio di prima. La miseria no è aumentata. E’ quella che c’è sempre stata. E i missionari lo sanno. Quella che è aumentata è la consapevolezza, per effetto di Internet, che in Europa si vive meglio.
    2.L’Europa non è pronta a ricevere i migranti. Solo l ‘Italia e la Grecia lo sono, che sono gli anelli più deboli della catena. I meno Stati. Quelli che ho definito “Stati Liquidi”.
    3. Che l’Europa così com’è non vada bene lo sanno tutti. Cambiano solo le ricette. Nessuna delle quali può essere demonizzata.
    Giglio Reduzzi

  2. Dalla legge del 1978 abbiamo operato circa 6.000.000 di aborti legali. Pensiamo a quanti italiani in più avremmo avuto, giovani, capaci di stimolare la ripresa economica. Invece importiamo mano d’opera straniera per sostenere le nostre pensioni… Dio abbia pietà di noi!

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