L’ARMATA NERA CHE METTE PAURA

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Giovani, giovanissimi, molti cresciuti alle nostre latitudini, che nutriti di odio seminano morte. Ovunque. A Beirut come a Il Cairo come a Parigi. Uccidono infedeli ma anche musulmani. Si fanno esplodere nelle moschee saudite e in quelle irachene. Giustiziano i cristiani nella pubblica piazza e filmano le esecuzioni, le diffondono per minacciare e incutere terrore. Ecco questa è l’armata nera del Califfato che vuole desertificare il mondo degli infedeli e con questo includono tutto: cristiani, ebrei e islamici che non accettano il loro potere.

Il commando che ha colpito questo venerdì Parigi era composto da giovanissimi. I testimoni parlano di diciottenni in alcuni casi anche più giovani. Eppure ben addestrati e, particolare non indifferente, freddi, glaciali nell’uccidere giovani come loro che cenavano nei ristoranti, erano ad assistere a un concerto. Un commando di otto persone tutte morte perché con la morte loro, i combattenti dell’Isis raggiungono il risultato più grande: la gloria e la fama. Non certo la gloria di Allah ma quella dei loro mentori sacerdoti dell’odio. Otto giovani vestiti di nero come l’uniforme di un esercito, con giubbotti esplosivi e armi automatiche. La presenza di giubbotti esplosivi fa intuire che esista un gruppo di appoggio nel quale c’è un almeno un artificiere.

E infatti proprio la scorsa mattina un’altra sparatoria è stata segnalata a Bagnolet alla periferia di Parigi segnale che ci sono altri terroristi in giro. Ben armati grazie al sostegno interno e ai soldi di cui l’Isis dispone per acquistare armi ed esplosivi dalla criminalità slava e nordafricana che ormai ha soppiantato il milieu marsigliese raccontato da Delon e Belmondo. Non è un caso che il 5 novembre in Baviera, in Germania , è stato fermato e arrestato un cittadino del Montenegro che in auto aveva un arsenale ed era diretto in Francia.

Un commando composito. Tra i resti degli attentatori suicidi dello stadio trovati i passaporti di un siriano e di un egiziano. Ma al Bataclan hanno agito giovani europei barba appena accennata, occhi azzurri, capelli castani, francese fluente. Un francese che risultava essere conosciuto all’intelligence francese. Tra loro forse una donna stanno alle testimonianze dei sopravvissuti alla mattanza. Si sono mossi come automi sostituendo i caricatori ogni volta che ne avevano scaricato uno contro gli avventori dei ristoranti e gli spettatori del Bataclan.

Un’azione che l’arabo definisce “ghazi”, compiere incursioni in territorio nemico. Un copione ampiamente noto basti pensare a Mumbai, Lahore o al teatro Dubrovka a Mosca . Giovanissimi in nero che spengono le luci della vita senza una prospettiva perché loro, i guerrieri del Califfato, sono i primi a morire. I terroristi hanno colpito soft target, poco difesi e difficilmente difendibili perché sono infiniti gli obiettivi come ristoranti e luoghi di aggregazione come centri commerciali. Luoghi aperti.

Ora in molto daranno le loro ricette per assicurare sicurezza. Serve soprattutto prevenzione che tenga sotto controllo i possibili terroristi, ma teniamo presente ceh come avviene in Israele, nazione dove la sicurezza è al massimo livello, ogni giorno avvengono attentati compiuti con coltelli, ruspe o automobili lanciate contro le persone. E’ l’ora del coraggio e della fiducia non delle polemiche e delle facili soluzioni a scopo propagandistico. Coraggio e fiducia contro il nichilismo dell’Isis ma forse è ora di chiamarlo Daesh perché Islamic State vuol dire dare importanza a feroci tagliagole.

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