Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi

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«Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi»
«Non enim vos estis, qui loquimĭni, sed Spirĭtus Patris vestri, qui loquĭtur in vobis»

Venerdì 10 luglio – XIV Settimana del tempo ordinario – Mt, 10 16-23

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Il commento di Massimiliano Zupi

La storia degli uomini, quest’esistenza terrena, sono tragicamente dominate dal male. Homo homĭni lupus: ciascuno cerca di schiacciare e sottomettere gli altri, per vincere e prevalere, per primeggiare ed affermare sé stesso. Nulla sembra poter arrestare lo spirito del male; anche i vincoli più sacri sono violati: il fratello uccide il fratello; padri e figli, profetizza Gesù, si accuseranno e si faranno mettere a morte gli uni gli altri. Eppure ogni uomo esiste grazie ad una famiglia che lo ha fatto venire al mondo e lo ha accudito: ciò nondimeno, Caino uccide Abele, Romolo Remo. Gli assassini, Caino e Romolo, diventano quindi fondatori di città (Gn 4,17): i miti raccontano che ogni società umana sorge da un fratricidio, da sangue innocente versato.

E i cristiani? Quale il loro ruolo in questo gioco di morte? Lo stesso di Abele (Gn 4,8), lo stesso di Isacco (Gn 22,7-8), lo stesso di Giuseppe venduto dai fratelli (Gn 37,28.31): sono nel mondo come agnelli in mezzo ai lupi. A imitazione del loro Signore: l’Agnello che ha preso su di sé e così ha tolto il peccato del mondo (Gv 1,29). Il cristiano è chiamato semplicemente a rendere testimonianza: di che cosa? Dell’amore del Padre, che si riversa indistintamente sui buoni e i cattivi (Mt 5,45); dell’amore del Figlio, che prega per i suoi carnefici (Lc 23,34) e si offre quale pane a chi lo tradisce (Gv 13,26); dell’amore dello Spirito, che ama la vita (Sap 11,24) e tutto porta all’esistenza (Sal 104/103,30), rendendo bianco come la neve ciò che era scarlatto (Is 1,18), riunendo le ossa e su di esse facendo ricrescere la carne (Ez 37,5-10). Nella misura in cui viviamo immersi (battezzati!) in questo amore, non dovremo preoccuparci di cosa dire: la nostra vita sarà Parola di Dio, lettera di Cristo scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito (2 Cor 3,3).

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