L’Eucarestia, il nutrimento necessario per portare a termine il nostro pellegrinaggio

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«Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare» «Tridŭo iam persevĕrant mecum et non habent, quod mandūcent»

Mercoledì 2 dicembre – I settimana di Avvento – Mt 15, 29-37

Il commento di Massimiliano Zupi

«Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare». Gesù ha appena guarito la folla da tutte le loro malattie: agli zoppi ha dato piedi per camminare, ha sollevato gli storpi ricurvi su di sé, ai ciechi ha aperto gli occhi per vedere la luce, ha fatto sentire la sua parola ai sordi, ha dischiuso la bocca ai muti perché cantassero di gioia e lodassero il loro Creatore. Tutto questo però non basta: l’umanità guarita è ancora a digiuno e rischia di venir meno lungo il cammino. Infermità e paralisi sono pronte a tornare e ad immobilizzarli. Stare con Gesù non è sufficiente: occorre mangiare.

Già da tre giorni la folla sta con lui: cosa sono questi tre giorni? Sicuramente i tre giorni della Passione del Signore: il tempo occorsogli per compiere il cammino dalla morte alla vita. Tre giorni allora è anche il cammino di tutta la nostra esistenza terrena: il tempo per compiere anche noi il viaggio dalla terra al cielo, dalla vita mortale a quella eterna. Ma per portare a termine il pellegrinaggio è necessario appunto un nutrimento che ci dia l’energia indispensabile (1 Re 19,5-8): l’Eucarestia. Eucarestia, e parte Dei, è lo starci accanto di Gesù, ogni giorno: è il suo donar-si, il suo essere dedicato a noi. Eucarestia quindi, e parte homĭnis, è accogliere tutto come dono e tutto donare: non serve andare altrove per cercare il cibo necessario; quel poco che abbiamo e che siamo, questa situazione determinata che ci troviamo a vivere, con le sue povertà, è sufficiente: basta ringraziare e donarsi per saziarsi e saziare.

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