Il cambiamento dipende da ognuno di noi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:07

Devo confessare che mi risulta sempre più difficile seguire la logica della vita politica italiana, soprattutto in un momento molto denso di emozioni, tutti provenienti da preoccupazioni che la pandemia suscita con relative conseguenze. Basti osservare i comportamenti che in generale relativi al governo dell’emergenza sanitaria: degli strumenti da mettere a disposizione, delle decisioni riguardo i comportamenti che si chiedono ai cittadini.

Penso che aver deciso di colorare diversamente le regioni italiane, sia stato un errore in quanto ha generato due riflessi negativi. Il primo ha riguardato il riflesso psicologico distorto procurato dalla diversità delle soluzioni adottate rispetto alle regioni rosse, quelle arancioni e quelle gialle. Ha dato origine alla ulteriore dialettica già molto oltre le righe tra regioni e governo centrale, nella chiave di gara a chi potesse assicurare più libertà di movimento e più libertà di movimento per le attività commerciali e di svago, nel transitare da un colore più pericoloso a quello meno impegnativo, quasi fosse un gioco a premi.

La medesima situazione si è manifestata con la promessa, a distanza a meno di un mese dalle feste natalizie, di poterle fare qualora si ottenesse una discesa dei dati relativi alla pandemia. La sensazione dopo pochi giorni di rigore, la stretta si allenta; così, con rapidità meccanica. Come se non fosse scontato essere colpiti da nuove impennate pericolose, e che invece il virus va affrontato con tempi lunghi.

Non è bastata l’esperienza di mesi fa, ritornando alla sostanziale ingiustificata normalità, accompagnata dal coro demenziale dei negazionisti con alle spalle i loro ispiratori politici. Questa estate avremmo già dovuto comprendere che nella psicologia di massa, avrebbe avuto influenza la contesa nel mondo politico e mediatico per allentare le difese. Insomma un gioco incomprensibile e molto costoso in vite umane ed economico. Altra storia difficile da comprendere è quella della non predisposizione già in estate dei vaccini antinfluenzali, dell’allestimento non avvenuto di strutture ospedaliere per fronteggiare la crisi pandemica, della precaria rete territoriale per assistere gli infettati a casa.

Sono tutte competenze regionali e nei mesi estivi i Presidenti hanno preferito il cicaleggio dialettico con il governo centrale, che allestire da formiche piani di difesa in prospettiva dell’autunno e dell’inverno. Le autonomie locali sono fondamentali per la distribuzione ottimale dei carichi di responsabilità in una comunità, ma alcuni non possono innescare continuamente polemiche sterili che danneggiano la credibilità delle istituzioni e l’efficacia di governo delle necessità pubbliche. Sono convinto intimamente che gli italiani sapranno giudicare quello che talvolta non ci piace proprio dover assistere. Ma aspettiamo fiduciosi il cambiamento nel nostro paese che con l’impegno di tutti potrà recuperare il terreno perso con la collaborazione di ciascuno con l’altro. Infatti se vogliamo vivere in una società ordinata, dipende da ognuno di noi: dall’amore che abbiamo per gli altri, dal desiderio di fare il bene, dal prendere spunto dalle esperienze migliori della nostra storia, dal saper distinguere la profezia dalle false profezie.

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