Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo

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«Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo» «Si non paenitentĭam egerĭtis, omnes similĭter peribĭtis»

Sabato 24 ottobre – XXIX settimana del tempo ordinario – Lc 13, 1-9

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»

Il commento di Massimiliano Zupi

«Perirete tutti allo stesso modo»: «allo stesso modo» di chi? In primo luogo, di quei Galilei fatti uccidere da Pilato: la storia è un coacervo di oppressori ed oppressi, di vittime e carnefici, spesso senza possibilità di distinguere nettamente gli uni dagli altri, con i primi che si capovolgono nei secondi, e viceversa. Davvero l’umanità è una massa damnatiōnis: siamo tutti coinvolti in questo gioco di morte, se non ci convertiamo al vangelo, se non assumiamo la mente ed il cuore di Gesù (Mt 11,29), l’uomo nuovo, che vince il male con il bene (Rm 12,21), che risponde al male assumendolo su di sé (Gv 1,29) ed amando fino alla fine (Gv 13, 1); cuore del vignaiolo che non spezza una canna incrinata né spegne uno stoppino fumigante (Is 42,3), ma aspetta sempre un anno ancora, pazienza che dà credito alla scintilla di bene che c’è in ognuno.

In secondo luogo, «allo stesso modo» si riferisce a quelle diciotto persone morte sotto il crollo della torre di Sìloe: la storia è anche una sequenza di lutti, di morti premature; la natura è madre matrigna, che toglie la vita nel momento stesso in cui la dà. Siamo tutti coinvolti in questa emorragia di vita (Lc 8,43), nessuno escluso: siamo per la morte. A meno che ci convertiamo al vangelo; allora l’esistenza e la morte appaiono per quello che sono: la prima, un dono di Dio, che è per la vita (Sap 1,13-14; 2,23); la seconda, il bacio dello Sposo, l’abbraccio del Padre, l’ingresso nella vera vita che non finisce (1 Ts 4,16-17).

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