Con dermatite atopica, cresce il rischio di sviluppare ansia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:11

Un’indagine della Doxa-Pharma, patrocinata dall’Andea (Associazione nazionale dermatite atopica) evidenzia come i sintomi della dermatite atopica sono causa di autoisolamento per due pazienti su tre, e per il 50% provocano una maggior esposizione al rischio di ansia e depressione.

La ricerca

Dallo studio emerge che un intervistato su tre, oltre il 50% nella fascia 12-15 anni, ha anche dichiarato di essere stato vittima di bullismo, e il 39,2% dei lavoratori ha subito esperienze di discriminazione professionale. Andea lancia dunque un appello alle istituzioni perché garantiscano maggiore supporto economico ai pazienti: “E’ fondamentale per le persone affette da dermatite atopica – afferma in una nota Mario Picozza, presidente dell’associazione – fare uso massiccio e costante di creme idratanti e altri prodotti molto costosi. Adulti e famiglie a basso reddito con bambini malati fin dai primi mesi di vita sono spesso costretti a rinunciarci. Chiediamo che pazienti con dermatite atopica possano avere sussidi per l’acquisto di questi prodotti che, nel loro caso, non sono utilizzati per ragioni estetiche ma per gravi motivi di salute“.

Che cos’è la dermatite topica

Nella dermatite atopica “l’epidermide perde la propria funzione di difesa dagli agenti patogeni esterni – spiega Ketty Peris, presidente della Società Italiana di Dermatologia – inducendo un’alterazione delle funzioni del nostro sistema immunitario. La malattia porta per questo nel tempo allo sviluppo di vari tipi di allergie, come quelle alimentari o respiratorie. E’ il cosiddetto fenomeno della marcia atopica. Manca un dato ufficiale sull’incidenza della patologia in Italia, ma uno studio recente arriva a fissarla intorno all’8% della popolazione, e con buona approssimazione sembra essere il dato più affidabile”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.