Cori razzisti contro Balotelli, caos a Verona-Brescia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:42

Non solo calcio, anzi, quasi per niente dalle parti di Verona. L'Hellas batte il Brescia, 2-1, fa un bel balzo in classifica e lascia le Rondinelle a navigare in zona retrocessione, riuscendo però a far parlare l'opinione pubblica non tanto per il risultato, quanto per ciò che è successo il minuto 11 della ripresa, quando Mario Balotelli, punta degli ospiti, ha preso il pallone e lo ha scagliato verso le gradinate scaligere, stizzito da quelli che, a suo dire, erano ululati razzisti contro di lui. Inevitabile il caos: il direttore di gara ferma il gioco per 4', l'allenatore dell'Hellas assicura che non si è trattato di cori razzisti ma anche gli ispettori federali ammettono di averli sentiti. Si indagherà, si approfondirà e, eventualmente, si deciderà in merito. Fatto sta che il calcio italiano sta vivendo un problema serio, che travalica il semplice sfottò per sconfinare nell'insulto gratuito, ormai intollerabile sul terreno di gioco. Balotelli (che poi segnerà la rete della bandiera bresciana) ha minacciato di lasciare il campo, l'arbitro ha preso in mano la situazione e l'annuncio dello speaker ha riportato la calma, consentendo al match di scorrere fino alla fine. Ma è una storia che si ripete e anche il gesto dell'ex Inter non è nuovo visto che, qualche anno fa (2013), l'allora centrocampista del Milan, Kevin-Prince Boateng, fece lo stesso durante un'amichevole con la Pro Patria.

La giornata

Episodi spiacevoli a parte, la giornata di A ha regalato più di qualche emozione e rimodellato la classifica a seguito di qualche risultato clamoroso. La palma d'oro della domenica se l'aggiudica il Cagliari, capace di sbancare l'Atleti Azzurri di Bergamo, casa dell'Atalanta, con un rotondo 2-0 a domicilio di una squadra che, qualche giorno fa, si era imposta per 7-0 sul campo dell'Udinese. Sardi che sognano l'Europa e friulani che, dopo l'esonero di Tudor, centrano un bel successo in casa del Genoa, rifilando un perentorio 1-3 agli uomini di Motta: al botta e risposta fra Pandev e De Paul nella prima frazione, si aggiungono le reti allo scadere di Sema e Lasagna, che regalano ai bianconeri i tre punti dopo due k.o. di fila. In coda, pari pirotecnico fra Lecce e Sassuolo: salentini due volte avanti, prima con Lapadula e poi con Falco, ma rimontati dalle reti di Toljan e Berardi. Un punto a testa anche per Fiorentina e Parma che, vessate da numerose assenze, si spartiscono la posta in palio con un 1-1 (Gervinho apre, Castrovilli pareggia) che ferma l'ascesa Viola e stabilizza i ducali a metà classifica.

Il posticipo

La punizione di Suso sembrava aver aperto un discorso nuovo per il Milan di Stefano Pioli che, dopo il successo sulla Spal, incappa in un brutto k.o. interno contro una Lazio che, a San Siro, non vinceva da trent'anni. Brava e fortunata la squadra di Inzaghi, che regge la partenza forte dei rossoneri ed è aiutata dalla sorte quando Castillejo (migliore in campo fino a quel momento) è costretto a uscire per infortunio. I biancocelesti trovano il gol con il solito Immobile (che fa 100 con la Lazio) per poi farsi male con l'autorete di Bastos che regala il pari ai padroni di casa. Il patatrac si confeziona a 7' dalla fine, quando Correa scatta alle spalle dell'immobile retroguardia milanista e fredda Donnarumma con un diagonale preciso che vale il 2-1. E la prima festa laziale al Meazza dopo tre decenni. Per il Milan è notte fonda e, ora, ci sono Juve e Napoli.

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