VENERDÌ 07 DICEMBRE 2018, 00:01, IN TERRIS

Comunità Giovanni XXIII, i 50 anni della società del gratuito

Una realtà diffusa in 38 Paesi del mondo che, da mezzo secolo, cammina al fianco degli ultimi

MANUELA PETRINI
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Alcuni momenti della vita della Comunità Giovanni XXIII
Alcuni momenti della vita della Comunità Giovanni XXIII
"L

e cose belle prima si fanno e poi si pensano". E' una frase che i membri dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII hanno sentito pronunciare spesso da don Oreste Benzi, il prete dalla "tonaca lisa" fondatore dell'Apg23 che oggi si riunisce al Palacongressi di Rimini per celebrare il suo 50esimo anniversario. Una realtà oggi diffusa in 38 Paesi nel mondo (In Africa: Burundi, Camerun, Kenya, Sierra Leone, Tanzania e Zambia; In America: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Haiti, Stati Uniti, Venezuela; in Europa: Albania, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Romania, Russia, San Marino, Spagna, Svizzera; in Asia: Bangladesh, Cina, Georgia, India, Iraq, Nepal, Israele, Palestina, Sri Lanka; in Oceania: Australia). 


La nascita dell'Apg23

L'Associazione viene fondata ufficialmente nel 1968 ma le esperienze che portano alla sua nascita partono sin dagli anni 50, con gli "incontri simpatici con Cristo" organizzati da don Oreste per i giovani della Diocesi di Rimini. L'evento decisivo, però, è un altro: l'annullamento di un campo estivo riservato ai ragazzi di don Benzi per la presenza di alcuni disabili che la struttura alberghiera scelta non è in grado di ospitare. In quello stesso anno il sacerdote si reca negli Stati Uniti a caccia di fondi per costruire una casa vacanze aperta a tutti, senza distinzioni. Dopo due anni negli Usa, torna in Italia con la somma necessaria per acquistare un terreno sulle Dolomiti e avviare la costruzione della "Casa Madonna delle Vette". "Là dove siamo noi, lì anche loro", è questo il concetto attorno a cui ruota il primo campo estivo, nel quale verranno coinvolti anche ragazzi disabili provenienti da famiglie e istituti. 


La prima Casa Famiglia

Una delle più grandi intuizioni di don Oreste è la Casa Famiglia, non solo una struttura dedicata all'accoglienza, ma una vera e propria casa, con una mamma e un papà e tutto l'amore che sono in grado dare. La prima viene aperta nel 1973, a Coriano di Rimini, ed è riservata ad alcuni adulti con problemi psichiatrici in stato di abbandono. L'esperienza funziona e si diffonde a macchia d'olio, prima in Italia e poi all'estero. 


La Comunità terapeutica

Pochi anni dopo, su input dell'allora vescovo di Rimini mons, Locatelli, l'Apg23 comincia a occuparsi di tossicopendenze. Nasce così, nel 1980, la prima comunità terapeutica di recupero a Igea Marina. Ne seguiranno altre che, mano a mano, cominceranno a occuparsi anche di altre forme di dipendenza, dall'etilismo alle ludopatie. La condivisione della vita è il cuore dell'attività dei volontari, non significa solo accoglienza ma anche conoscenza e, quindi, individuazione di percorsi terapeutici personalizzati. 


La prima missione all'estero

E' nel 1985 che l'opera dei membri dell'Apg23 varca i confini dell'Italia per arrivare in Africa. Il 23 agosto di quell'anno un gruppo di missionari risponde all'appello di mons. Denis Dejong, vescovo di Ndola, e parte per lo Zambia, dove nel 1986 viene inaugurata la prima casa famiglia all'estero.  


La lotta contro la tratta e lo sfruttamento della prostituzione

Nel 1990 don Oreste inizia la sua lotta contro la tratta delle donne e lo sfruttamento della prostituzione. "Nessuna donna nasce prostituta, c'è sempre qualcuno che ce la fa diventare" ama ripetere il sacerdote per raccontare il dramma vissuto da queste donne, cui spesso rivolge la domanda: "Quanto soffri?". Sulla base di questa esperienza l'Apg23 ha promosso - in collaborazione con altre associazioni - la campagna di sensibilizzazione "Questo è il mio corpo" per chiedere al Parlamento e al Governo italiano una legge che sanzioni il cliente per colpire la domanda.


L'Operazione Colomba

Lo spirito pacifista dell'associazione è testimoniato dall'Operazione Colomba, che prende il via nel 1992. Si tratta di un corpo di pace che promuove la nonviolenza nei teatri di guerra, sempre attraverso la condivisione di vita. Diverse le zone nelle quali accorrono i volontari. Dall'ex Jugoslavia alla Colombia, passando per Albania, Palestina, Israele e Libano. 


Il servizio antisette

C'è poi la lotta alle sette, non solo sataniche, cui nel 2002 viene dedicato un apposito servizio. Grazie alla presenza di numerosi volontari, viene aperto un centro di ascolto che quotidianamente dialoga con le vittime e le accompagna, anche spiritualmente. Oggi il servizio collabora con la Squadra Anti Sette della Polizia di Stato e ha attivato un apposito numero verde che opera su scala nazionale e fa fronte alle numerose segnalazioni.


Gli altri ambiti di intervento

I membri e i volontari dell'Apg23 sono impegnati anche su molti altri fronti: ci sono l'accoglienza minori e disabili, il Servizio Pastorale per i Sordi, il Servizio maternità difficile e vita, che difende i bambini non ancora nati e offre sostegno alle future mamme. Ma anche la "Capanna di Betlemme", che offre un riparo e il calore di una famiglia ai senzatetto, e le Cooperative sociali, che cercano di inserire nel mondo del lavoro anche persone affette da disabilità. L'ambito "emarginazione e tratta" si occupa dell'accoglienza di adulti e anziani. Il progetto "Oltre le sbarre", invece, prevede lo sviluppo e la sperimentazione di nuove modalità di esecuzione della pena, come il Cec - Comunità educante con i carcerati - che ha come obiettivo la rieducazione del detenuto. 


Il carisma dell'Apg23

Il 25 marzo 2004, solennità dell'Annunciazione, l'Apg23 è stata definitivamente riconosciuta dalla Chiesa tramite il Pontificio consiglio per i laici come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio con personalità giuridica. L'associazione, come si legge nel sito "è un'unica famiglia spirituale" che intende seguire Cristo povero, servo e sofferente, secondo uno schema di vita in cinque punti: condividere la vita con gli ultimi, condurre una vita da poveri, fare spazio alla preghiera e alla contemplazione, lasciarsi guidare nell'obbedienza e vivendo la fraternità. 


La morte di don Oreste

Dopo una vita spesa a fianco degli ultimi, dei poveri e degli emarginati, don Oreste si è spento nella notte fra l'1 e il 2 novembre 2007, nella sua casa adiacente alla parrocchia della Resurrezione a Rimini. Nel 2012, a cinque anni dalla sua morte, è stata resa nota la richiesta di apertura della sua causa di beatificazione, il cui processo è iniziato ufficialmente il 27 settembre 2014. Dal 13 gennaio 2008 le redini dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sono state prese da Giovanni Paolo Ramonda, che oggi ne è il responsabile generale.   


50 anni di Apg23

I 50 anni di attività dell'Apg23 verranno celebrati al PalaCongressi di Rimini. All'interno dell'evento verrà proiettato per la prima volta "Solo cose belle", il film che racconta la storia di Benedetta, una ragazza di sedici anni entrata in conttato con una casa famiglia dell'entroterra di Rimini. Il lungometraggio è diretto da Kristian Gianfreda che da vent’anni realizza spot, documentari sociali e cortometraggi. Le celebrazioni del 50esimo compleanno della Comunità saranno rese ancora più speciali dall'incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la sua presenza a Rimini testimonia l'importanza e la rilevanza sociale dell'operato, a favore degli ultimi e dei più deboli, dell'Associazione fondata da don Oreste. 

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