GIOVEDÌ 16 MAGGIO 2019, 00:01, IN TERRIS

Appello ai candidati europei: "Salvate la scuola paritaria"

A lanciarlo è suor Anna Monia Alfieri, rivolgendosi a quanti correranno alle Europee

FEDERICO CENCI
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Una lavagna
Una lavagna
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ifendere le scuole paritarie. È da tempo che suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche, lancia un disperato appello contro quella che ritiene una situazione gravissima. Se le scuole paritarie periscono – sostiene – viene meno la libertà di scelta educativa dei genitori e si impoverisce l'offerta formativa. Coautrice del libro “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento”, ora suor Alfieri ha lanciato un appello ai candidati al Parlamento europeo (qui si può ascoltare) affinché si facciano garanti in Europa della libertà di scelta educativa e del costo standard per le scuole paritarie. Di cosa si tratta lo spiega nell’intervista ad In Terris che segue.

In che stato versa la scuola paritaria in Italia?
“È in grave difficoltà, perché lo è la sua utenza media, cioè i figli di genitori che guadagnano stipendi normali, hanno già pagato le tasse e magari hanno anche due o più figli, con il mutuo della casa appena acceso. Premetto che la libertà di scelta educativa – ancora inesistente in Italia – necessita ovviamente di un pluralismo educativo composto da scuole pubbliche statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti) e scuole pubbliche paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, secondo la legge 62/2000”.

Perché è così importante sostenere la scuola paritaria?
“L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica democratica cederebbe il passo al Regime totalitario. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero anche se lavora. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro”.

Eppure da anni si assiste a campagne contro l’elargizione di soldi pubblici alle scuole private. Cosa c’è di vero?
“Nessuna elargizione, anzi! Sono le paritarie che elargiscono un risparmio di 6 miliardi di euro annui allo Stato. Al contribuente, un alunno delle scuole pubbliche paritarie costa 50,00 euro annui; uno della pubblica statale ne costa 10.000”.

E a suo avviso da cosa nasce questa idiosincrasia diffusa verso le scuole che non siano pubbliche?
“Purtroppo l’ideologia uccide il cervello. E l’ignoranza fa il resto. Anzitutto ‘pubblico’ non è sinonimo di ‘statale’. Infatti esistono servizi pubblici (cioè per tutti) che non sono gestiti dallo Stato. Il S. Raffaele, ad esempio, eroga un servizio ‘pubblico’ ma ‘non statale’ quanto alla gestione. Scuola ‘pubblica paritaria’, anche cattolica, non significa luogo dove tutta l’utenza sia di un determinato colore religioso o politico, ma ambiente qualitativamente curato, dove l’allievo è al centro, dove esiste un chiaro progetto educativo e culturale condiviso dal corpo docente, che affronta le difficoltà quotidiane in modo compatto, intelligente e professionale. Se una scuola pubblica paritaria non fosse così, andrebbe semplicemente chiusa. Se ne faccia una casa di riposo”.

Concretamente, in tal senso cosa può fare un eurodeputato?
“Il candidato italiano alle europee ha il preciso dovere di ricordare da dove viene e dove va, soprattutto sul piano dei diritti della persona. Se si candida, è per un maggior bene, sia del proprio Paese che della compagine europea. Non certo a danno dell’uno o dell’altra. È impensabile, per il candidato italiano, di qualunque colore egli sia, presentarsi in Europa con il vulnus mortale della libertà negata in educazione. Sarebbe come dire: ‘L’Italia propone il proprio modello di Istruzione Unica di Stato, cioè di Regime’. O è disposto, il candidato italiano, ad esprimersi anche per il proprio Paese a favore di questa libertà fondamentale dell’umano, radicata in Europa (ad eccezione di Italia e Grecia), o è meglio che non si faccia vivo. Faccia altro”.

Il suo è un duro appello. Ma quali azioni bisogna intraprendere?
“Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Per questo, l’unico modo per rispettare fedelmente il dettato costituzionale è quello di assegnare una dote a ciascuno studente, pari ad un costo standard di sostenibilità da riconoscere a ciascuna scuola pubblica – statale e paritaria – sulla base di parametri certi”. 

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