L’analisi di Ugo Magri: vincitori e vinti dell’election day

Il giornalista de La Stampa commenta per Interris.it i primi dati dell'election day "L'unico obiettivo del governo rimane la riforma elettorale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:40

Lo spoglio continua e nel frattempo, in percentuale, sembrerebbero esserci dei punti in più a favore della destra. Ad Interris.it il parere di Ugo Magri, giornalista de La Stampa.

Nell’audio il commento di Ugo Magri

“Dal mio punto di vista non c’è una grande avanzata della destra se non nelle Marche, dove è riuscita a strappare una regione. Nell’insieme, però, la spallata di Salvini è andata a sbattere contro un muro in Toscana e lo stesso tentativo di Fratelli d’Italia di annettersi alla Puglia non ha avuto successo. Complessivamente per il Centro destra è un risultato al di sotto della aspettative“.

Altri possibili referendum?!

“La maggioranza di governo ha in testa soprattutto una riforma, quella elettorale. Infatti hanno sospeso il passaggio dal cosiddetto Rosatellum, la normativa elettorale attuale a un sistema di stampo proporzionale con sbarramento. Secondo me è questo il loro obiettivo in questo momento“.

Come funziona l’attuale legge elettorale

Si tratta di una proposta di legge, ideata da Ettore Rosato. Questa si strutturava in modo quasi del tutto identico al modello poi approvato, se non per la differente proporzione tra la quota maggioritaria e quella proporzionale e per una diversa soglia di sbarramento.

La proposta, portata avanti congiuntamente da Partito Democratico e Lega Nord, si rifaceva direttamente al Mattarellum. Fu poi abbandonata perché priva di un sostegno parlamentare sufficiente per approvarla. Questo perché Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Alternativa Popolare la ritenevano eccessivamente sbilanciata verso il sistema maggioritario.

La legge venne infine approvata in via definitiva al Senato il 26 ottobre 2017 con il voto favorevole di Partito Democratico, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa Popolare, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie e altre formazioni minori. Le stesse forze parlamentari avevano approvato il provvedimento alla Camera, in prima lettura, il precedente 18 ottobre.

 

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