Welfare: non dimenticare la dimensione sociale degli investimenti economici

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Secondo gli ultimi dati disponibili, nei paesi dell’Unione Europea, attualmente ci sono 30,8 milioni di persone con disabilità e fragilità varie che hanno bisogno di assistenza di lungo periodo e, entro il 2050, saranno più di 38 milioni. Questo ci pone un grande numero di domande rispetto capacità dei sistemi di welfare di affrontare le inedite questioni sociodemografiche in atto e, in particolare, di saper innovare l’offerta di cura e assistenza rivolta ai cittadini più fragili.

In particolare, in riguardo al personale sanitario necessario, in ambito europeo mancano sette milioni di posti di lavoro nell’ambito della cura e, a causa della pandemia, le preesistenti problematiche in materia si sono acuite e hanno reso ancora più impellente la necessità di incrementare i servizi disponibili per la presa in carico delle persone con disabilità.

Rispetto a questo tema, è importante che, le istituzioni europee e nazionali, investano i fondi necessari mettendo al centro della loro azione il benessere e la tutela delle persone con fragilità. L’approvazione nel maggio 2021, del cosiddetto “Pilastro Europeo dei Diritti Sociali” e della programmazione 2021 – 2027, rappresentano un primo passo nella giusta direzione, ma è fondamentale non sprecare l’opportunità che ci viene data dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel dettaglio, alle Missioni 5 e 6, il Pnrr prevede grandi investimenti nell’ambito sociosanitario ma, se vogliamo rendere la nostra società più sostenibile e inclusiva, dobbiamo guardare con maggiore riguardo alla dimensione sociale degli investimenti economici, con l’obiettivo di dare una risposta più concreta e rapida ai bisogni delle persone con disabilità nei diversi territori. Solo in questo modo si darà dimostrazione dell’avanzamento civile e sociale della società, che passa prevalentemente attraverso il prendersi cura di chi è in difficoltà, a cui nessuno di noi, può sottrarsi.

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