Opinione

Lo spirito di pace e confronto che dovrebbe animare l’Unione europea

A rendere possibili all’Europa le prime tappe verso il percorso di unità come lo conosciamo oggi sono stati Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. Tre uomini di fede cristiana, spesso vissuti in territori di frontiera nonché statisti di grande levatura che, dopo aver vissuto in prima persona gli orrori del nazifascismo, hanno deciso di adoperarsi per la pace e l’unione tra i diversi Paesi usciti distrutti dalla Seconda guerra mondiale edificando la Comunità economica del carbone e dell’acciaio, ovvero primo nucleo fondativo di quella che, ad oggi, tutti conosciamo come Unione europea.

Nell’odierna Ue, la democrazia e il confronto reciproco, hanno conquistato, attraverso il Parlamento, uno spazio più ampio nell’ordinamento europeo, producendo degli effetti significativi sui comportamenti e sulle dinamiche delle forze politiche europee. Si pensi che, il Presidente della Commissione non può decidere in assoluta autonomia la struttura organizzativa della Commissione, partendo dall’attribuzione dei portafogli e la nomina dei vicepresidenti, senza il consenso del Parlamento. Né i Governi hanno la garanzia che le loro scelte vengano comunque accettate. Il rapporto tra la Commissione e il Parlamento nell’Unione è una questione europea e non semplicemente una questione di politica interna ai singoli Stati membri.

A conferma, il meccanismo della “doppia fiducia”, la responsabilità politica della Commissione nella sua interezza e la responsabilità singola di ogni Commissario di fronte al Parlamento, assume maggiore rilevanza all’interno del circuito decisionale europeo. Alla luce di ciò, quindi, dovrebbe essere posta l’attenzione sulla mancanza di un’effettiva legislazione elettorale uniforme per tutti gli Stati membri, e in particolare sulla necessità di prevedere l’elezione di una percentuale dei componenti del Parlamento europeo attraverso liste comuni europee. Queste innovazioni contribuirebbero ad esaltare ancor di più le potenzialità dell’assemblea rappresentativa nel nuovo assetto dell’Unione europea con un numero maggiore di Stati membri.

La politica europea, pertanto, nel periodo di grande crisi internazionale che stiamo vivendo e con il conflitto russo–ucraino alle porte, deve dimostrare di non essere sottomessa alle singole logiche nazionali o alla somma di alcune ma, al contrario, deve costituire un’entità politica foriera di dialogo tra le parti contrapposte. Nel Parlamento europeo si deve discutere di politica europea e, ai giorni nostri, è necessario che esso, più di qualunque altra istituzione comunitaria, dimostri di essere pronta a fronteggiare le sfide che la storia ci pone attraverso lo spirito di pace e di confronto animato dall’essere cristiani proprio dei padri d’Europa.

Bruno Di Giacomo Russo

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