Opinione

Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII: dieci anni da santi

Sono già passati dieci anni da quando Papa Francesco ha elevato agli onori degli altari, due grandi suoi predecessori, due pontefici che durante il loro servizio pastorale hanno lasciato più di un’impronta sia nella storia della Chiesa e sia nel cammino dell’umanità intera. Ricordare le figure di Angelo Giuseppe Roncalli e di Karol Wojtyla, significa andare indietro nel tempo, sicuramente entrambi hanno vissuto in epoche attraversate da momenti e situazioni particolari che hanno inciso nel loro cammino da successori di Pietro.

Di Giovanni XXIII (1958-1963) durante tutto il suo pontificato, ricordiamo tanti avvenimenti che lo hanno caratterizzato nel corso dei cinque anni succeduto a Pio XII, è entrato subito nel cuore della gente con la sua bonomia e la sua semplicità, per tutti aveva un gesto, una parola e un sorriso. Memorabili e indimenticabili furono le sue uscite dalle mura vaticane per andare a trovare i degenti del Santo Spirito, i piccoli ricoverati al Bambin Gesù e al carcere romano di Regina Coeli il 27 dicembre del 1958, dove al termine della visita, volle essere ritratto in mezzo ai detenuti.

Nel corso del suo breve pontificato scrisse otto encicliche, tra le quali “Mater et Magistra” del 15 maggio 1961, con la quale vennero ripresi i temi della questione sociale, alla luce della sociologia cristiana, e la “Pacem in Terris” dell’11 aprile 1963, con la quale vengono esortati tutti i popoli della Terra a vivere in pace.

Ma, sicuramente a distanza di oltre sessant’anni dalla sua morte, Giovanni XXIII è ricordato per aver annunciato il Concilio Ecumenico Vaticano II il 25 gennaio del 1959 nella basilica di San Paolo fuori le mura, nel giorno della conversione dell’Apostolo delle Genti, con le seguenti parole: “Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l’Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale“. C’è da ricordare che il precedente Concilio, il Vaticano I fu convocato da Pio IX (1846-1878) si riunì dal dicembre 1869 a luglio 1870 sempre in San Pietro.

In tutti, sono rimaste proprio in occasione dell’apertura del Concilio, l’11 ottobre del 1962, le parole improvvisate, di Papa Roncalli, che affacciandosi alla finestra del Palazzo Apostolico, rivolse alle migliaia di fedeli che affollavano piazza San Pietro, parole che tutte insieme sono conosciute come il “Discorso alla Luna”.

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola ma riassume tutte le voci del mondo… Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera a guardare questo spettacolo… La nostra persona non conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è qualche cosa che ci può tenere in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza e dite – questa è la carezza del Papa. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza…”. Il mondo intero applaudì Giovanni XXIII, vedendo in lui, un pontefice che si apriva alle esigenze dello stesso mondo che stava cambiando. Il Concilio venne poi portato alla conclusione da Paolo VI (1963-1978) l’ 8 dicembre del 1965.

Sarà Giovanni Paolo II il 3 settembre del grande Anno Santo del 2000 a proclamare beato Angelo Roncalli, e nel suo discorso, parlando del novello beato, il papa polacco tra l’altro, così si espresse: “di Papa Giovanni rimane nel ricordo di tutti l’immagine di un volto sorridente e di due braccia spalancate in un abbraccio al mondo intero”.

Adesso che dire del cardinale Karol Wojtyla? Ci sarebbe tanto da dire, da quell’elezione del 16 ottobre 1978 a quel “Sia lodato Gesù Cristo” con il quale si presentò alla folla e toccò a lui, essere il primo pontefice straniero dopo l’olandese Adriano VI (1522-1523). In tanti pensarono ad una scelta coraggiosa avvenuta in conclave, ma a quasi vent’anni dalla sua morte, possiamo dire che durante il suo lungo pontificato, Giovanni Paolo II ha lasciato in tutti un qualcosa di unico e potremmo aggiungere di universale.

Ci sarebbe tanto da ricordare, del pontificato di Giovanni Paolo II, le visite a trecento parrocchie come Vescovo di Roma, i quasi cento viaggi all’estero, dove ha toccato ogni angolo della Terra, le “invenzioni” delle Giornate Mondiale della Gioventù, indimenticabile quella dell’anno Duemila a Tor Vergara. E poi restano anche le quattordici Encicliche pubblicate che hanno toccato tutti i temi della società, dalla prima “Redemptoris hominis” (1979) dove Gesù Cristo è Redentore dell’uomo; “Dives in Misericordia” (1980) dove la Divina misericordia è il dono pasquale che la Chiesa riceve dal Cristo e che offre all’umanità; o quella del 1981 sul gravoso problema del lavoro “Laborem exercens”; “Redemptoris Mater” (1987) dedicata a Maria Madre del Redentore; quella che si occupa delle questioni sociali “Centesimus Annus” (1991) a un secolo di distanza da quella di Leone XIII; o quella dei rapporti tra fede e scienza “Fides et Ratio” (1998); e l’ultima del 2003 “Ecclesia de Eucharistia” nella quale Giovanni Paolo II rinsalda l’incorporazione a Cristo, stabilita nel Battesimo mediante il dono dello Spirito.

Alla Vergine, come riportato nel suo motto, “Totus Tuus“, ha affidato tutta la sua vita, come testimoniato dallo stesso attentato del lontano 13 maggio 1981, in quella piazza San Pietro, sempre affollata di fedeli, pellegrini e turisti. Ci piace ricordare tra le tante parole improvvisate pronunciate da Karol Wojtyla quelle in “quasi” in romanesco rivolte ai parroci di Roma in un tradizionale incontro all’inizio della Quaresima: “Damose da fa! Volemose bene! semo romani”. Era il 26 febbraio del 2004.

Infine mi sia concesso un ricordo personale. Ho avuto il piacere e l’occasione di incontrare e conoscere personalmente Giovanni Paolo II qualche mese dopo la sua elezione, il 31 dicembre sempre del 1978 nella chiesa romana del Gesù dove stava celebrando il “Te Deum” di ringraziamento, quando s’è avvicinato a me, sono rimasto colpito dai suoi occhi profondi e intensi e naturalmente del suo immancabile sorriso e della sua semplicità.

Gualtiero Sabatini

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