Spazio e intelligenza artificiale: un felice connubio

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Foto di WikiImages da Pixabay

La startup spaziale giapponese Gitai Japan ha condotto con successo una “demo tecnologica” del funzionamento del suo braccio robotico autonomo all’interno della Stazione Spaziale Internazionale la scorsa settimana. Un fatto molto importante, poiché l’azienda si prepara a fornire la robotica come servizio nello spazio. Il braccio robotico S1, questo il suo nome, è definito come “robot semi-autonomo/semi-teleoperato progettato per svolgere compiti specifici internamente ed esternamente su stazioni spaziali, assistenza in orbita e sviluppo di basi lunari”. Si tratta di un braccio che può muoversi liberamente fino a 8 gradi di libertà e ha uno sbraccio di 1 metro. Questo è alimentato da un sistema di rilevamento e calcolo integrato che può essere montato a parete.

S1 ha già svolto due compiti: connettere cavi, azionare interruttori e assemblare strutture e pannelli. Questi compiti, che normalmente vengono eseguiti dall’equipaggio, potranno essere eseguiti dall’intelligenza artificiale per una serie di attività nello spazio. La demo ha portato, con notevole successo, quello che la NASA chiama il “livello di prontezza tecnologica” del robot Gitai a TRL 7. Ci sono nove TRL in totale e raggiungerli tutti sarà fondamentale per la commercializzazione di questi robot da parte di Gitai.

La dimostrazione è stata eseguita all’interno del modulo airlock chiamato Bishop, installato sul Nodo 3 della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e di proprietà della compagnia spaziale Nanoracks. Si tratta del primo (e unico) laboratorio al mondo, adibito ad usi commerciali e di ricerca privata, ad essere fissata all’esterno della stazione spaziale internazionale. Nanoracks, che la scorsa settimana ha annunciato l’intenzione di lanciare una stazione spaziale commerciale completamente privata, con l’aiuto di Voyage Space e Lockheed Martin, ha anche fornito operazioni in orbita, downlink di dati e simulazioni di attracco e di lancio.

Il braccio robotico di Gitai è stato inviato in orbita a bordo di un Falcon 9 SpaceX Dragon dal pad 39 del Kennedy Space Center il 28 agosto, 23a missione di servizi di rifornimento commerciale inviati. La startup giapponese sta sviluppando robot per una serie di scopi generali nello spazio, tra cui la manutenzione in orbita di veicoli spaziali, attività di costruzione o produzione. Il prossimo passo per l’azienda è testare il robot Gitai fuori dalla ISS.

“Il successo di questo studio dimostra che il robot GITAI può essere una soluzione per le agenzie spaziali e le società spaziali commerciali che cercano una forza lavoro versatile, abile, relativamente sicura (meno esposizione a rischi potenzialmente letali per gli esseri umani) e poco costosa”, ha detto la NASA in un aggiornamento della dimostrazione tecnica. Gitai, comunque, non vuole solo costruire braccia robotiche. La visione a lungo termine dell’azienda vede i robot come strumenti chiave per costruire colonie spaziali sulla superficie della luna o persino di Marte. Questa forza lavoro robotica potrebbe essere la risposta all’accelerazione della presenza umana in ambienti extraplanetari.

All’inizio di quest’anno, la startup ha chiuso un round di finanziamento di serie B da $ 17,1 milioni, per assumere e accelerare lo sviluppo di una demo tecnica separata per la manutenzione dei satelliti che avrà luogo nel 2023. I più importanti esperimenti a bordo di questa capsula Dragon sono: RADMI FP, uno studio per valutare come la microgravità e le radiazioni spaziali influenzino la formazione del tessuto osseo. MISSE-15 (Materials International Space Station Experiment, una serie di test per analizzare l’effetto delle condizioni in orbita terrestre bassa sulle prestazioni e la durata dei materiali. DLR-EAC Retinal Diagnostics Study, un esperimento che utilizza una lente oftalmologica, approvata per uso clinico di routine con dispositivi mobili, in grado di acquisire immagini della retina umana nello spazio. APEX-08 (Advanced Plant EXperiment-08), che ha il preciso compito di studiare lo stress accumulato dalle piante in crescita in condizioni di microgravità.
Faraday-NICE (Nanofluidic Implant Communication Experimet), che testerà un sistema di somministrazione di farmaci impiantabile e controllato da remoto. Il comune denominatore di tutti i test visti fino ad ora è proprio il miglioramento delle condizioni dell’uomo, che egli sia nello spazio o sulla Terra, indifferentemente.

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