“Sindrome belga”: cosa accadrebbe se dopo le elezioni non si formasse un governo?

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Il 21 luglio il Presidente della Repubblica Mattarella ha firmato lo scioglimento delle Camere, segnando così la fine della XVIII Legislatura. Quest’ultima, credibilmente, passerà alla storia non per il periodo, diciamo, piuttosto sfortunato che l’abbia caratterizzata, tra la pandemia del biennio 2020-2021 e la guerra in Ucraina, ma per i tre governi che l’hanno intervallata e per il teatro di personaggi particolari che hanno avuto accesso ai più alti scranni governativi.

Seppur nella lunga storia trasformistica delle “maggioranze variabili” che hanno “allietato” sia la Prima Repubblica sia l’ultima fase della Seconda mai si era visto un Premier guidare due maggioranze di colore opposto per, poi, essere sostituito da un Presidente del Consiglio tecnico sostenuto da una coalizione di unità nazionale ma tutte le cose giungono alla fine e anche questo periodo assai interessante e che animerà dibattiti storici nei prossimi anni sta per passare.

Il 25 settembre prossimo, con le elezioni anticipate autunnali si aprirà una nuova pagina e, se tutto andasse come ogni sondaggio attuale dipinge, l’Italia potrebbe vedere la prima donna a guidarla e, ancor di più, la prima donna proveniente dalla destra ex missina. Questo è uno scenario, probabile certamente non sicuro al 100%.

Chi ricorda il caos delle elezioni 2013, subito dopo l’esperienza del Governo Monti, che portò al fallimento diversi tentativi di costruzione di una maggioranza di governo e che portarono, prima, al mediocre Governo Letta, al seguente e roboante Governo Renzi e a un più sobrio e istituzionale Governo Gentiloni?

Bene, non sarà il caso di quest’anno ma cosa succederebbe se le elezioni non portassero ad alcun risultato netto e non si riuscisse a formare un governo, esattamente come successe in Belgio per ben due volte: nel 2010 quando il paese restò senza un esecutivo per 541 giorni e oltre 600 giorni nel 2020. Diciamo che il Belgio sia uno stato molto simile all’Italia, dal lato della spesa, per la tendenza all’indebitamento e per l’alto livello fiscale.

Nel primo periodo in cui non si era riusciti a creare una maggioranza di governo la situazione finanziaria del piccolo paese (quasi) nord europeo non era certo rosea, con la spesa fuori controllo e il debito montante. Durante i circa 18 mesi di vacanza dell’esecutivo, però, tutti i dati economici migliorarono, il PIL crebbe a un ritmo più marcato, il debito si sgonfiò, la disoccupazione si ridusse e non vi fu alcuno scossone, a livello sociale. Certo è vero che, come logico, il precedente governo restò in carica ad interim però senza alcuna possibilità di “gestione straordinaria” cosa che permise alla finanza pubblica di riprendere fiato e all’economia di crescere senza alcuna interferenza. Una cosa simile è avvenuta, nuovamente, tra il 2018 e il 2020 per un periodo ancor più lungo e la cosa interessante è che i cittadini belgi quasi nemmeno si siano accorti di questa défaillance istituzionale.

Cosa succederebbe se accadesse lo stesso in Italia? Pensate mesi senza nessuno che provi a ipotizzare nuove tasse, nuove restrizioni sanitarie, nuovi sussidi… Questo stato ha mostrato, nel corso degli anni, di essere un organismo resistente e reattivo, di essere capace di sopravvivere ai peggiori scossoni dati dalla politica interna, certamente non entusiasmante né a destra né a sinistra, sia alle avversità giunte dai mercati internazionali, dalla crisi dei mutui sub-prime a quella dei debiti sovrani alla pandemia di Covid19 e, oggi, a uno stato di guerra di fatto, seppur non dichiarato. Se non ci fosse, per mesi, nessuno che possa mutare le aspettative e i progetti di cittadini e imprese con una dichiarazione o un decreto estemporaneo, come quello con cui il (quasi ex) ministro Speranza bloccò la stagione sciistica 2020 a 12 ore dall’apertura creando un danno incredibile a tutta l’economia montana, siamo sicuri che non possa essere addirittura un fatto positivo per il Paese?

Se questo accadesse, sarebbe credibile che si possa riproporre la stessa esperienza osservata in Belgio, una vera e propria “sindrome belga” che, però, potrebbe avere dei risvolti assai interessanti, fosse anche solo a livello di rientro dal debito pubblico poiché lo strutturale avanzo primario italiano (che si è perso nell’era Covid, per essere pignoli) permetterebbe di ridurre l’esposizione non dovendo andare a coprire nuovi capitoli di spesa.

Nel 1981 Ronald Reagan, nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca, esclamò “Government is not the solution to our problem, Government is the problem” e il Belgio ha dimostrato quanto questa provocazione contenga un fondo di verità; forse, dico forse, anche per l’Italia non riuscire a formare un governo potrebbe essere una soluzione anche vincente!

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