L’insegnamento di Papa Francesco sulla scuola

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«Io amo la scuola». Qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo pubblicamente e di ripeterlo più volte davanti a studenti, docenti, personale non docente, presidi, genitori: è stato Papa Francesco il 10 maggio 2014 in Piazza San Pietro, quando ha tenuto una vera e propria lezione all’aperto, di quelle inequivocabili ed efficaci, per piccoli e grandi. Nelle sue parole c’erano il cuore e la ragione, la passione e l’entusiasmo, c’erano la concretezza ed il desiderio, il sogno ed il progetto, c’erano la guida della Chiesa e l’uomo Bergoglio, che ha amato la scuola da alunno e da insegnante.

I suoi sono stati messaggi chiari e diretti, sentiti e veri, perché sorti dall’esperienza diretta: «Ho un’immagine. Ho sentito qui che non si cresce da soli e che è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. E ho l’immagine del mio primo insegnante, quella donna, quella maestra, che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola. Non l’ho mai dimenticata. Lei mi ha fatto amare la scuola. E poi io sono andato a trovarla durante tutta la sua vita fino al momento in cui è mancata, a 98 anni. E quest’immagine mi fa bene! Amo la scuola, perché quella donna mi ha insegnato ad amarla».

Già, questa immagine fa proprio bene, perché non è ferma al passato, ma arriva fino ad oggi fresca, poiché il Papa ama ancora la scuola: luogo di incontro, di apertura alla realtà, di educazione al vero, al bene ed al bello, di formazione ai valori. «Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!». Questa realtà deve stupire alunni e docenti, poiché solo dalla meraviglia applicata alla realtà possiamo ricevere quanto ci serve per crescere, per migliorarci, per trovare giorno per giorno motivazioni nuove: «Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti».

Cosa, invece, dobbiamo contagiare, di cosa dobbiamo essere portatori sani anche in tempi difficili? Papa Francesco ci insegna: «Coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!». E noi, ormai giunti quasi alla fine di un anno scolastico, possiamo dirci stanchi ma soddisfatti? Sappiamo essere “per” e non “contro”? Riusciamo a non lamentarci ed al contrario fare festa senza lasciarci rubare l’amore per la scuola?

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