L’importanza che i caregiver siano riconosciuti sul piano normativo

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La parola caregiver negli ultimi anni, specialmente durante la pandemia, è diventata molto famosa, forse però non si è ancora compreso bene il suo significato. Il caregiver della persona con disabilità grave o gravissima vive in simbiosi con l’assistito, che può essere il figlio, un fratello, oppure un genitore. Essi aiutano le persone con fragilità a svolgere le attività quotidiane quando queste non riescono a svolgerle ma, a volte, con grande capacità, diventano dei tuttofare nell’assistenza e nella burocrazia. Quello del caregiver è un lavoro volontario non retribuito, svolto 24 ore al giorno per tutta la vita. Spesso ci si sostituisce alle persone con disabilità, nel momento in cui le stesse non sono in grado di esprimere la propria volontà perché, vista la profonda conoscenza, si è in grado di conoscerne i desideri e le esigenze, generando inclusione. Molte volte, essere un caregiver, significa dover abbandonare il proprio lavoro e non vengono nemmeno riconosciuti i contributi figurativi. Questo fattore, a cascata, può dar vita anche a delle forme di esclusione, non solo del caregiver, ma anche della persona con disabilità e della sua famiglia.

La figura del caregiver dovrebbe essere valorizzata attraverso l’approvazione di un disegno di legge, che giace in commissione da anni. Non è perfetto sicuramente, ma sarebbe importante che i caregiver fossero riconosciuti dal punto di vista normativo. Bisognerebbe dare atto al fatto che, a queste persone, venisse dato, non dico uno stipendio, ma quantomeno la possibilità di lavorare in maniera diversa, con l’opzione di coniugare l’attività di assistenza. Oltre a questo, è fondamentale che vengano dati i contributi figurativi e un’età pensionistica molto più bassa rispetto a quella ordinaria, così facendo si può accompagnare la persona che si assiste verso l’età anziana. Ora invece, c’è il paradosso che, spesso, anche il caregiver, giunto a una certa età, deve essere assistito.

I miei auspici per il futuro su questo tema procedono in parallelo con quelli riguardanti l’inclusione. A prescindere dal riconoscimento di legge della figura del caregiver, credo sia ancora più importante il riconoscimento sociale da parte dell’intera società civile e delle istituzioni. Bisogna capire che, la persona con disabilità, ha delle limitazioni dettate dalla propria condizione ma, senza il caregiver, non le si può assicurare un futuro. Essi sono come i gemelli siamesi che non possono essere staccati, ma in questo momento lo sono, sia normativamente che culturalmente. Infine, quindi, è necessario che, quando si guarda alle persone con disabilità, si pensi anche ai loro caregiver.

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