Il triangolo magico

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Ese fosse stato solo e soltanto un gioco di specchi? Un meccanismo per tenere alta la tensione in modo da distogliere l’attenzione dal vero lavoro dei leghisti e dei pentastellati? Se lo è stato, e il dubbio c’è tutto, si tratterebbe di un vero capolavoro, di un colpo di teatro superiore al famoso patto del Nazareno che, a oggi, resta il più grande fallimento politico degli ultimi anni. Berlusconi e Renzi avevano in mano il futuro e oggi si ritrovano a rimpiangere il passato, che è già trapassato. Faranno opposizione ma bisogna vedere con quanta convinzione. Dunque, prendendo per buona l’ipotesi che sia stata solo e soltanto una grande sceneggiata questa altalena durata quasi 80 giorni, Di Maio e Salvini avrebbero trattato sin dall’inizio come fare il governo, come gestire il Paese, come mettere a punto il programma, a chi dare Palazzo Chigi, come sterilizzare da una parte Berlusconi e Renzi all'altra, portando il Quirinale sulle loro posizioni. Anzi costringendolo a scendere sul loro terreno. In realtà hanno fatto tutto i partiti, non il presidente della Repubblica. E quel famoso messaggio in cui parlava di esecutivo neutro e stato solo l’atto necessario per mettere Lega e Cinque stelle sulla corsia di sorpasso per Palazzo Chigi.  Un capolavoro, un artificio di fuochi d’artificio, scoppiati sempre a tempo.

Con molta probabilità i due veri vincitori delle elezioni avevano bisogno di far decantare gli effetti nefasti della legge elettorale, sbagliata per tutti e saggia per nessuno. Dunque 84 giorni per decantare e smussare. E, alla fine, è arrivato il nuovo presidente del Consiglio, indicato da entrambe i leader e gradito al Colle. Il professor Giuseppe Conte, è lui l’uomo della provvidenza, rappresenta il vertice di questo triangolo magico, creato con grande capacità geometrica da Lega e Cinquestelle, in grado di disegnare la figura con le linee perfettamente rette i punti di congiunzione perfettamente sagomati. Ora resta solo da capire se questo uomo della provvidenza avrà l’evidenza dei fatti e la forza per aggredirli. “Riporrò il massimo impegno su obiettivi molto ambiziosi: rendere più efficiente la pubblica amministrazione e semplificare rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini” tagliando innanzitutto le leggi inutili, una “rigorosa e spietata” semplificazione. Esordiva così il  professor Conte al Salone delle fontane all'Eur da neocandidato ministro per la Pa, la deburocratizzazione e la meritocrazia, quando Luigi Di Maio presentò, alcune settimane prima del voto, la squadra di governo dei 5 Stelle.

Conte, alla fine, non solo farà parte di quella squadra ma la guiderà da presidente del consiglio. E se in quelle parole pronunciate all’Eur c’è un senso, questo va ricondotto ai messaggi del capo dello Stato che ha sempre chiesto allo Stato, dunque al governo, di rendere più facile la vita ai cittadini. Come dire no? Come avrebbe potuto Mattarella sollevare dubbi e eccezioni? Dunque stiamo per entrare nell’era giallo verde, nell’epoca di Di Maio e Salvini, dei giocatori di poker con le carte sempre in mano. Certo, il Quirinale non è stato a guardare accusando in modo inerte il colpo tanto da convocare per martedi 22 i presidenti di Camera e Senato. In modo non certo neutro per rispondere a Lega e Cinque Stelle e, soprattutto, niente affatto neutrale rispetto ai fatti. Ma questa è anche la partita di Mattarella e quindi l’arrocco del cavallo come nel gioco degli scacchi, è più che normale. Non stupiamoci troppo, in fondo siamo dentro alla terza repubblica…..

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