Valanga di No a Roma, il Sì vince solo ai Parioli e in Centro

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Nel referendum del 4 dicembre Roma rappresenta lo specchio del Paese in termini elettorali. Il No ha ottenuto il 59,42%, mentre il Sì il 40,58%. Una dinamica riscontrata in tutti i Municipi, tranne l’I e il II, dove il alla riforma ha superato il 50%.

Nelle 165 sezioni del I Municipio, quello che va dal Centro storico a Prati, il Sì ha prevalso con il 50,54% voti, a fronte del 49,46% dei residenti che hanno votato No. Una vittoria sul filo che ricorda quella che ha consegnato il Municipio a Sabrina Alfonsi (Pd), a giugno confermata presidente con il 50,84% delle preferenze. In quel caso, la sfidante del M5s, Maria Giuseppina Campanini, aveva raccolto il 49,16%.

Ma è nelle 153 sezioni del II Municipio, da San Lorenzo e piazza Bologna a Trieste e Parioli, che il Sì ha visto la sua migliore performance, attestandosi al 52,42%, contro il 47,58% del No. Al tempo delle comunali, la dem Francesca Del Bello era diventata presidente con il 51,69% delle preferenze, mentre lo sfidante del M5s, Fabio Fois, si era fermato al 48,31%.

Del resto, il No ha toccato punte del 70% negli stessi quartieri in cui a giugno ha trionfato il Movimento Cinque Stelle. È successo nel VI Municipio, quello di Tor Bella Monaca, dove il 70,84% dei votanti ha bocciato la riforma costituzionale, lasciando il Sì al 29,16%. Percentuali che ricordano decisamente quelle delle comunali, con l’attuale presidente M5s, Roberto Romanella, uscito vincitore con il 72,88% delle preferenze.

In realtà, va ricordato anche che questo Municipio era l’unico con un candidato di centrodestra arrivato al ballottaggio: Nicola Franco, di Fratelli d’Italia, che ha perso la sua chance fermandosi al 27,12%. Stessa cosa per il V Municipio, dove il No ha vinto con il 64,93% dei voti. Nell’area che comprende Prenestino e anche Tor Sapienza, il Sì è rimasto al 35,07% dei voti, confermando il quadro politico uscito dalle comunali, quando Giovanni Boccuzzi del M5s è diventato il nuovo presidente con il 67,76% delle preferenze. Il suo avversario dem, Alessandro Rosi, si era fermato al 32,24%.

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