Non fu il pusher arrestato a darle la droga

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:09

Non è sato Marco Mancini a vendere la dose letale a Desiree, la 16enne trovata priva di vita per overdose in un capannone abbandonato del quartiere di San Lorenzo, a Roma, dopo aver subito delle violenze sessuali. Il 36enne romano, noto alle Forze dell'ordine per la sua attività di pusher in quella e in altre zone, ha visto cadere l'accusa mossa nei suoi confronti di aver ceduto alla ragazza la dose di stupefacenti che l'avrebbe poi portata alla morte. Il gip Maria Paola Tomaselli ha comunque confermato la misura cautelare nei confronti del pusher (accusato di aver venduto la dose al gruppo di extracomunitari) al termine dell'interrogatorio di convalida, più o meno negli stessi istanti in cui, nel carcere di Foggia, il ghanese Yusuf Salia veniva interrogato su rogatoria dei pm romani: l'uomo, di 32 anni, era stato catturato il 26 ottobre scorso a Borgo Mezzanone. Inoltre, nei prossimi giorni arriverà la decisione del tribunale del Riesame di Roma per quanto riguarda Mamadou Gara, senegalese di 26 anni, anch'esso arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Desiree e per il quale è stata avanzata un'istanza di scarcerazione.

Gli interrogatori

Durante l'interrogatorio, Mancini ha respinto le accuse affermando che, la sera della violenza nei confronti della ragazza, lui non era presente. Per quanto riguarda Salia invece, interrogato per oltre un'ora nel penitenziario foggiano, avrebbe rivelato di aver avuto un rapporto sessuale consensuale con Desiree che, come da lui affermato, sapeva avere 20 anni come confermato anche dal suo avvocato: “Quella sera del 18 ottobre sono entrati mano nella mano nel container di via dei Lucani. Poi, una volta all’interno, hanno consumato un rapporto sessuale consensuale”. Secondo un altro dei suoi legali, Salia avrebbe conosciuto la ragazza attraverso un'altra persona e, il giorno prima del delitto, l'avrebbe invitata ad andare con lui a Frosinone ricevendo però un rifiuto. In seguito al suo ritorno, il 19 ottobre, “alcuni spacciatori e prostitute che frequentano il palazzone lo hanno informato della morte della sedicenne. Salia sarebbe anche scoppiato a piangere”.

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