Tassa globale, accordo al G20: cosa cambia per le multinazionali

Intesa fra i ministri delle Finanze al G20 di Venezia. Ok alla tassa globale con aliquota del 15%: "Giornata storica"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00
Tassa globale

Intesa di massima, al G20 Finanze di Venezia, sulla tassazione delle multinazionali. Una prima intesa più che una regolamentazione vera e propria, ma comunque si esce dal consesso in laguna con qualche indicazione in più. “Abbiamo raggiunto un accordo storico per un sistema fiscale internazionale più stabile e giusto”, scrivono i ministri nel documento finale. Ovvero, viene raggiunto un accordo per “l’uso, se appropriato, di meccanismo di fissazione del prezzo delle emissioni di Co2 e incentivi”. La Tassa globale, in pratica, si costituisce di una struttura leggermente più consolidata ma quasi per nulla differente dal documento Ocse di due settimane fa, che aveva incassato 132 firme su 139.

Ministri soddisfatti

Ci sarà da capire come e cosa cambierà nel concreto. Gli esperti di sistemi fiscali non avevano guardato alla Tassa globale come a un sistema particolarmente efficace a queste condizioni. Tuttavia, a sentire il ministro dell’Economia di Germania, Olaf Scholz, ci si trova di fronte a “un grande progresso”. Nello specifico, quello di aver “raggiunto un accordo sulla minimum global taxation dal 15% in su“. Per il capo del Mef, Daniele Franco, si tratta di “un accordo storico con cui per la prima volta abbiamo regole che fissano la tassazione per le grandi imprese a livello mondiale”. L’obiettivo, “ridurre i margini della concorrenza fiscale, ponendo fine alla gara fra i paesi verso aliquote più basse, portando a un sistema più equo”.

Tassa globale, stop ai paradisi fiscali

Con la Tassa globale viene immessa un’unica aliquota minima sui profitti delle prime 100 multinazionali al mondo, la quale dovrebbe attestarsi sul 15%. In questo modo, l’obiettivo è quello di combattere il sistema dei paradisi fiscali, in cui il prelievo di tassazione non avviene. Stando così le cose, a fronte di un’imposizione del 7%, il Paese di residenza andrebbe a prelevare il restante 8%. In sostanza, si andrebbe a frenare la cosiddetta “corsa al ribasso” sui prelievi alle imprese, il quale non avrebbe portato per nulla vantaggi in termini economici.

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