Il Papa: “Le proteste siano pacifiche ma i governi ascoltino i cittadini”

Il Santo Padre all'Angelus: "Serve misericordia anche nella Chiesa e nella politica". E non dimentica l'incendio di Moria: "Solidarietà e vicinanza alle vittime"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:01
Foto © Vatican Media

Una serie di devastanti incendi, che hanno letteralmente ridotto in cenere il campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Il più grande d’Europa, che Papa Francesco visitò nell’aprile del 2016, e che non dimentica di ricordare nelle sue preghiere. Invitando i fedeli, dalla finestra su Piazza San Pietro, a fare altrettanto.

“Nei giorni scorsi, una serie di incendi ha devastato il campo-profughi di Moria, nell’Isola di Lesbo, lasciando migliaia di persone senza un rifugio, seppure precario. È sempre vivo in me il ricordo della visita compiuta là e dell’appello lanciato assieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo e all’Arcivescovo Ieronymos di Atene, ad assicurare ‘un’accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi e a chi cerca asilo in Europa’. Esprimo solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di queste drammatiche vicende”.

Appello per le proteste

Ma non è solo la crisi di Lesbo che il Santo Padre ricorda al termine dell’Angelus, riservando un pensiero e una preghiera a chi, in questi giorni, è sceso in piazza per “manifestazioni popolari di protesta“. Eventi che, sottolinea Francesco, “esprimono il crescente disagio della società civile di fronte a situazioni politiche e sociali di particolare criticità”. E, mentre esorta i dimostranti “a far presenti le loro istanze in forma pacifica, senza cedere alla tentazione dell’aggressività e della violenza”, il Papa rivolge un appello “a tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche e di governo di ascoltare la voce dei loro concittadini e di venire incontro alle loro giuste aspirazioni, assicurando il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà civili“. E un invito lo rivolge anche alle comunità ecclesiali “che vivono in tali contesti”, affinché “sotto la guida dei loro Pastori, ad adoperarsi in favore del dialogo, sempre in favore del dialogo, e in favore della riconciliazione – abbiamo parlato del perdono, della riconciliazione”.

L’indulgenza

Appelli che il Pontefice rivolge al termine di una riflessione incentrata sulla parabola del Re misericordioso, contenuta nella lettura evangelica e portatrice di una ripetuta supplica: “Abbi pazienza con me e ti restituirò“. Una prima volta la pronuncia il servo, in enorme debito con il suo padrone. La seconda volta da un altro servo, anche lui in debito ma verso colui che deve denaro al padrone. Un debito piccolissimo, “forse lo stipendio di una settimana”. Ed è attorno all’indulgenza che si articola la parabola di Gesù, quella “che il padrone dimostra verso il servo con il debito più grande”. Ebbe compassione di lui, così come “Gesù sempre ebbe compassione“. Quel servo, però, “subito dopo, si dimostra spietato con il suo compagno, che gli deve una somma modesta. Non lo ascolta, inveisce contro di lui e lo fa gettare in prigione, finché non avrà pagato il debito”.

C’è bisogno di amore misericordioso

Un gesto che gli costerà un’eguale condanna da parte del suo padrone, che dirà lui: “Io ti ho perdonato tanto e tu sei incapace di perdonare questo poco?”. Due atteggiamenti diversi, quello di chi perdona tanto e di chi, invece, è incapace di perdonare. Rispettivamente, quello di Dio e quello dell’uomo. “Nell’atteggiamento divino – ricorda il Santo Padre – la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia. Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia lo sappiamo”. E ricorda: “C’è bisogno di quell’amore misericordioso, che è anche alla base della risposta del Signore alla domanda di Pietro che precede la parabola: ‘Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?'”. Con la risposta di Gesù: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”.

Smetterla di odiare

Da qui, un a riflessione estremamente profonda del Santo Padre: “Quanta sofferenza, quante lacerazioni, quante guerre potrebbero essere evitate, se il perdono e la misericordia fossero lo stile della nostra vita! Anche in famiglia: quante famiglie disunite che non sanno perdonarsi, quanti fratelli e sorelle che hanno questo rancore dentro. È necessario applicare l’amore misericordioso in tutte le relazioni umane: tra i coniugi, tra i genitori e i figli, all’interno delle nostre comunità, nella Chiesa e anche nella società e nella politica”. Perdonare non è facile, soprattutto per il sopraggiungere del rancore: “Perdonare non è soltanto una cosa di un momento, è una cosa continua contro questo rancore, questo odio che torna. Pensiamo alla fine, smettiamola di odiare”.

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