Omicidio di Morazzone, domani l’interrogatorio di garanzia

Ad autorizzare le visite del padre al bambino era stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:23

Poteva vedere suo figlio mentre era sottoposto alla misura della custodia cautelare ai domiciliari, secondo l’autorità giudiziaria, Davide Paitoni, 40 anni, di Morazzone (Varese). Il bambino, Daniele, a cui l’uomo ha tolto la vita il primo gennaio con una coltellata, aveva 7 anni. Oltre a lui, avrebbe anche cercato di uccidere la madre del piccolo, dalla quale si stava separando, dopo averla raggiunta presso l’abitazione dei genitori dove si era trasferita, a Gazzada Schianno, sempre in provincia di Varese. Domani Paitone si presenterà agli inquirenti per l’interrogatorio di garanzia, seppure il suo avvocato, Stefano Bruno, che oggi lo ha incontrato, ha affermato che è “difficoltoso comunicare con lui in questo momento”.

Due denunce

Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dal presidente del Tribunale di Varese Cesare Tacconi, tra l’uomo e sua moglie non era in corso una separazione formale, e ad autorizzare le visite al papà da parte del loro bambino è stato il Gip del Tribunale di Varese, a cui è arrivata la richiesta dei difensori del quarantenne. Tra il 2020 e il 2021 sarebbero state presentate dalla donna due denunce per maltrattamenti contro Paitoni. Unitamente a una terza segnalazione arrivata alla Procura di Varese da parte dei genitori della donna, tanto che risulterebbe aperto un “codice rosso” di cui, però, al momento non si conosce l’esito, scrive Ansa. Relativamente alle denunce della donna ed al codice rosso, Tacconi ha precisato, riferisce ancora Ansa, come “non vi sia in Tribunale alcuna pendenza a carico dell’uomo, quindi se le denunce ci sono, sono ancora in Procura”.

I domiciliari

All’uomo, ai domiciliari per aver accoltellato un collega di lavoro – era addetto alle vendita di un’azienda – il 26 novembre scorso e accusato di tentato omicidio, era stato concesso di vedere il bambino. “L’ordinanza per i domiciliari è stata firmata il 29 novembre, avallando la misura richiesta dal magistrato”, ha spiegato il presidente del Tribunale di Varese, Cesare Tacconi, “che l’ha motivata con il pericolo di inquinamento probatorio, non con la pericolosità sociale, e il giudice non può aggravare la richiesta del pm”. Successivamente, prosegue il presidente del Tribunale, “l’avvocato difensore dell’indagato ha chiesto che gli fosse concesso di vedere il figlio e la moglie, dato che secondo ordinanza non avrebbe potuto avere contatti se non con i familiari conviventi, quindi il padre”. Il 6 dicembre “il Gip ha autorizzato l’uomo a vedere il figlio”.

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