Messa di Natale, Papa Francesco: “Lasciamoci interpellare dai bambini che soffrono”

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In questa notte santa “lasciamoci interpellare dal Bambino nella mangiatoia, ma lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, dai bambini che non vengono lasciati nascere, da quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, da quelli che non tengono in mano

Inoltre, il Papa sottolinea come il Natale, “che è luce e gioia”, allo stesso tempo “interpella e scuote“, perché è contemporaneamente un mistero di speranza e di tristezza”. L’Incarnazione porta tristezza “in quanto l’amore non è accolto, la vita viene scartata”. Ciò accadde anche a “Giuseppe e Maria, che trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia”. Il Figlio di Dio nasce “rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato“.

Ma nel Natale la tristezza lascia lo spazio alla speranza, poiché “nonostante le nostre tenebre, la luce di Dio risplende”. Egli, “innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi. Nasce a Betlemme, che significa ‘casa del pane’ – ricorda Bergoglio -. Sembra così volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita; viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a divorare e a comandare, ma a nutrire e servire. Così c’è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce – aggiunge -, dove Gesù sarà pane spezzato: è il filo diretto dell’amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori“.

Quella notte di oltre duemila anni fa lo capirono i pastori, “gli emarginati di allora“. Tuttavia, “nessuno è emarginato agli occhi di Dio e proprio loro furono gli invitati di Natale. Chi era sicuro di sé, autosufficiente, stava a casa tra le sue cose; i pastori invece ‘andarono, senza indugio'”. Rivolgendosi ai fedeli, poi, aggiunge: “Anche noi lasciamoci interpellare e convocare stanotte da Gesù, andiamo a Lui con fiducia, a partire da quello in cui ci sentiamo emarginati, a partire dai nostri limiti. Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva. Avviciniamoci a Dio che si fa vicino, fermiamoci a guardare il presepe, immaginiamo la nascita di Gesù: la luce e la pace, la somma povertà e il rifiuto“.

“Entriamo nel vero Natale con i pastori, portiamo a Gesù quello che siamo, le nostre emarginazioni, le nostre ferite non guarite”. In tal modo potremo assaporare “lo spirito vero del Natale: la bellezza di essere amati da Dio. Con Maria e Giuseppe stiamo davanti alla mangiatoia, a Gesù che nasce come pane per la mia vita – conclude -. Contemplando il suo amore umile e infinito, diciamogli grazie. Grazie, perché hai fatto tutto questo per me“.

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