Strage di Berlino, tre arresti a Tunisi: in manette anche il nipote di Amri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:13

Le forze di sicurezza tunisine hanno smantellato una cellula terroristica composta da 3 membri di età tra i 18 ed i 27 anni, operante tra Fouchana nel governatorato di Ben Arous, e Oueslatia, in quello di Kairouan. Lo ha reso noto il ministero dell’Interno di Tunisi, capitale della Tunisia, precisando che tra gli arrestati c’è anche il nipote del presunto killer di Berlino, Anis Amri, che ha confessato, durante gli interrogatori di polizia, di aver comunicato con lo zio via Telegram – servizio di messaggistica istantanea gratuito basato su cloud – al fine di fargli eludere i controlli di polizia.

Secondo i media tunisini, che citano il Ministero, il nipote di Amri avrebbe precisato che lo zio lo avrebbe reclutato e convinto a adottare l’ideologia della jihad, domandandogli di prestare fedeltà al Califfato, cosa che il giovane avrebbe poi fatto inviando un giuramento scritto su Telegram.

Il nipote del presunto terrorista della strage di Berlino – costata la vita a 12 persone, compresa l’italiana Fabrizia Di Lorenzo – ha indicato che Anis gli avrebbe inviato un’importante somma di denaro attraverso le poste e fornito un’identità falsa, al fine di fargli di avere i mezzi finanziari sufficienti per raggiungerlo in Germania e arruolarsi in una ‘cellula tedesca’ dell’Isis, quella di Abou Al Wala, della quale, a suo dire, sarebbe stato l’emiro. Per tutti e tre gli arrestati, il pubblico ministero tunisino ha disposto la custodia cautelare in carcere con l’accusa di presunta appartenenza ad una organizzazione terroristica.

Intanto si indaga sul come Amri sia riuscito ad entrare in Italia praticamente indisturbato. Gli investigatori hanno acquisito, a tal fine, le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza di almeno sei stazioni ferroviarie italiane. Sia l’Antiterrorismo, sia l’intelligence italiane, d’intesa con gli investigatori tedeschi, stanno lavorando per ricostruire tutti i passaggi del tunisino e capire se possa aver avuto contatti con qualcuno che avrebbe aiutato la sua fuga da Berlino.

Secondo una prima ricostruzione, il terrorista è entrato in Italia arrivando a Torino in Tgv via Chambery, in Francia. Nel capoluogo piemontese, dopo una sosta di due ore, è ripartito in treno per Milano, dove è arrivato alle 0:46. Dalla stazione Centrale si è poi trasferito a Sesto utilizzando un bus sostitutivo della linea metropolitana, chiusa a quell’ora di notte.

A Sesto è stato fermato alle 3 del mattino dai due militari per un controllo di routine. Quando gli agenti gli hanno chiesto di mostrare i documenti e il contenuto dello zainetto che portava sulle spalle, Amri ha impugnato la pistola, una calibro 22, e ha sparato ferendo uno degli agenti alla spalla. Il collega, a quel punto, ha risposto al fuoco, uccidendolo.

Secondo l’autopsia, effettuata all’Istituto di medicina Legale di Milano come disposto dalla Procura di Monza, Amri è infatti stato raggiunto da due colpi, uno alla testa e uno al torace; quest’ultimo ne ha causato il decesso. Sono invece ancora in corso gli accertamenti balistici da parte dell’antiterrorismo milanese sull’arma del tunisino per capire se si tratta della stessa pistola usata per freddare l’autista polacco del camion utilizzato per la strage al mercatino natalizio di Berlino. Al momento, tutti gli elementi raccolti convergono sul fatto che il tir sia stato sequestrato quando Amri si trovava già in Germania.

 

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