Siracusa: droga e cellulari in carcere grazie a un agente penitenziario

Il traffico di droga nel carcere di Augusta era gestito da due detenuti con l'aiuto di un sovrintendente della polizia penitenziaria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:50

Sedici arresti da parte della Guardia di Finanza di Catania, nell’ambito di un’indagine su telefonini e droga a disposizione di detenuti nel carcere di Augusta (Siracusa). Gli arrestati, di cui uno ai domiciliari, sono accusati a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente e all’indebito procacciamento di apparati telefonici per i detenuti della casa circondariale di Augusta.

L’aiuto del sovrintendente in carcere

Il traffico di sostanze stupefacenti nel carcere di Augusta – scoperto da un’indagine della Guardia di finanza del nucleo Pef del Comando provinciale di Catania – era gestito da due detenuti, Dario Giuseppe Muntone, di 36 anni, e Luciano Ricciardi, di 31, con la complicità di un sovrintendente della polizia penitenziaria, Michele Pedone di 51 anni, originario di Taranto.

La Dda della Procura di Catania contesta a Pedone, che in cambio dei “favori” ai detenuti arrestati avrebbe ricevuto somme di denaro, il reato di corruzione per atto contrario ai propri doveri.

Il sovrintendente della polizia penitenziaria, il cui ruolo è stato individuato anche grazie al contributo fornito dal gruppo di comando del carcere di Augusta alle indagini del nucleo Pef della guardia di finanza di Catania, secondo i magistrati, “godeva all’interno dell’istituto di connivenze e coperture sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti”.

Inchiesta “Prison dealers”

E’ questa la tesi dell’accusa sostenuta dalla Procura di Catania Militari nell’inchiesta “Prison dealers” delle Fiamme gialle che questa mattina, 14 aprile, hanno eseguito un’ordinanza cautelare, emessa dal gip su richiesta della Dda etnea, nei confronti di 16 persone che sono state arrestate, una sola posta ai domiciliari.

Secondo l’accusa erano Muntone e Ricciardi, con telefonini cellulari e sim introdotti illegalmente in carcere sempre grazie all’aiuto del sovrintendente della polizia penitenziaria, a coordinare l’attività di loro complici all’esterno del carcere disponendo l’acquisto di cocaina, marijuana, hashish e skunk, le modalità di consegna e la loro vendita nella struttura penitenziaria.

L’indagine della guardia di finanza è riuscita a ricostruire cinque consegne in carcere dove la sostanza stupefacente è stata venduta a sette detenuti, anche loro raggiunti da ordinanza di custodia cautelare, che a loro volta la rivendevano ad altri carcerati.

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