Blitz Fbi a Mar-a-Lago, ecco chi c’è dietro secondo i legali di Trump

L'ex presidente Usa, secondo quanto affermato dai suoi legali, sarebbe trattato in modo ingiusto da governo degli Stati Uniti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:31

Il blitz dell’Fbi a Mar-a-Lago, la residenza in Florida di Trump, è stato dettato dalla “politica” e “alla politica non può essere consentito di avere un impatto sulla giustizia. Il presidente Trump è chiaramente il frontrunner per le primarie repubblicane per il 2024 e per le elezioni generale del 2024 nel caso in cui decidesse di candidarsi. Al di là di questo, i suoi endorsement nelle elezioni di metà mandato del 2022 sono stati decisivi per i candidati repubblicani“. E’ quanto affermano i legali dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nell’azione legale avviata contro il governo americano per chiedere la nomina di uno “special master” per l’esame dei documenti perquisiti dall’Fbi a Mar-a-Lago.

Le dichiarazioni dei legali di Trump

Il governo da tempo tratta il presidente Donald Trump in modo ingiusto“, affermano i legali del tycoon nella mozione depositata davanti al giudice del Southern District della Florida, Aileen Cannon, nominata da Trump. Se Cannon accetterà la richiesta di nominare uno special master, il processo di revisione dei documenti sequestrati da Mar-a-Lago si allungherà, rallentando anche l’indagine del governo sulla possibilità che abbia ostruito un’indagine federale.

Le dichiarazioni del Dipartimento di Giustizia americano

Nel frattempo, è arrivata anche la risposta alle dichiarazioni di Trump da parte del Dipartimento di Giustizia americano che spiega come il blitz dell’Fbi “è stato autorizzato” dalla corte: “Siamo a conoscenza della mozione e risponderemo in tribunale”. Intanto, il New York Times, citando alcune fonti, ha fatto sapere che Donald Trump aveva più di 300 documenti riservati nella sua villa in Florida. Secondo le fonti del Nyt, gli Archivi nazionali hanno trovato più di 150 documenti sensibili negli scatoloni ricevuti dall’ex presidente Usa in gennaio, e questo spiegherebbe l’urgenza del Dipartimento della Giustizia a dispiegare gli agenti dell’Fbi. Complessivamente, il governo americano ha recuperato più di 300 documenti classificati da Trump quando ha lasciato la Casa Bianca fra quelli recuperati in gennaio dagli archivi nazionali, quelli consigliati dai consiglieri di Trump al Dipartimento di Giustizia in giugno e il materiale perquisito dall’Fbi.

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