Russia: 5 morti durante un rogo in terapia intensiva

La Russia è il quarto Paese al mondo per casi certificati di coronavirus (oltre 221mila), superando così l'Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:36

Sono rimaste uccise cinque persone durante un incendio che ha avuto luogo nel reparto di terapia intensiva nell’ospedale di San Giorgio a San Pietroburgo. “Cinque pazienti collegati alle macchine per la ventilazione artificiale sono morti nell’incendio”, ha detto una fonte dei servizi di emergenza. L’incendio è stato contenuto e sono state evacuate 150 persone. Il fuoco potrebbe essere stato causato da un cortocircuito di uno dei ventilatori polmonari.

Record di contagi

Vladimir Putin si è rivolto (di nuovo) alla nazione in un giorno difficile, ovvero quando la Russia è diventata ufficialmente il quarto Paese al mondo per casi certificati di coronavirus (oltre 221mila), superando così l’Italia. Certo, i dati raccontano i contagi in termini assoluti, non in relazione alla popolazione, e i morti restano bassi (circa 2mila), ma le buone notizie si fermano qui. Lo zar ha annunciato un’imminente ‘fase due’ – con la fine delle vacanze pagate (dai datori di lavoro) – già a partire da domani, sebbene con un’imponente lista di se e di ma in addentellato. Dunque, di fatto, nessun rompete le righe. Putin ha confermato la strategia di demandare ai governatori delle regioni il potere di stringere o allargare le maglie, sempre sulla base delle indicazioni epidemiologiche degli esperti. Il che cozza un po’ con il messaggio positivo lanciato dal presidente, dato che Mosca, ad esempio, ha prolungato le misure di auto-isolamento fino al 31 di maggio. Il ritorno al lavoro resta poi un miraggio nel settore dei servizi e sembra limitato a “settori chiave” come “energia, telecomunicazioni, industrie di base”, purché “non a contatto col pubblico”. Che domani sarebbero ripartite poi edilizia e manifattura, già si sapeva. “L’abolizione delle misure restrittive non può essere istantanea, deve essere effettuata con attenzione, passo dopo passo”, ha annunciato Putin, sottolineando che le decisioni prese finora hanno salvato “migliaia di vite”. Insomma, qualcosa si muove anche in Russia, in termini di ritorno alla normalità, ma più che ‘fase due’ pare la fase ‘uno e tre quarti’.

La risposta di Putin

Putin ha poi rimpolpato gli annunci di aiuti a imprese e cittadini, promettendo più prestiti per sostenere l’occupazione e più sussidi alle famiglie. Lo zar ha assicurato che entro metà maggio in Russia si faranno “300 mila tamponi al giorno” rispetto ai già alti 170 mila odierni – il che secondo le autorità spiegherebbe l’impennata nei nuovi casi da una settimana a questa parte, a colpi di 10-11 mila al dì. Alexey Navalny, dalle colonne del suo blog, è tornato ad accusare il Cremlino di cattiva gestione dell’emergenza, colpa di Putin “in persona”, che si sarebbe ostinato a marzo a non voler accettare la realtà dei fatti (l’arrivo dell’epidemia) pur di procedere in aprile con il referendum costituzionale, funzionale alla sua permanenza nella stanza dei bottoni. Sia come sia, la Russia ormai è in piena tempesta Covid. E la bassa mortalità registrata è sempre più sotto i riflettori. Mosca, è stato notato, conta le sue vittime in modo conservativo – non basta cioè la positività al virus se la causa della morte sembra dovuta ad altre ragioni – e questo aiuta. Ma già i dati (preliminari) dei morti a Mosca di aprile sembrano il 20% più alti rispetto alla media.

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