Clima: Oxfam, nel mondo l’1% più ricco inquina il doppio della metà più povera

Il nuovo rapporto Oxfam denuncia l’impatto devastante dello stile di vita adottato dalla parte più ricca del mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:37
Inquinamento atmosferico

L’Oxfam lancia l’allarme. In 25 anni, l’1% più ricco della popolazione mondiale – pari a 63 milioni di abitanti – ha emesso in atmosfera il doppio di CO2 rispetto a 3,1 miliardi di persone, la metà più povera del pianeta.

Lo denuncia il nuovo rapporto di Oxford Committee for Famine Relief (Oxfam), pubblicato alla vigilia dell’avvio dell’assemblea Onu che si sta svolgendo a New York. I leader mondiali devono impegnati a discutere di sfide globali, compresa la crisi climatica.

Il rapporto

Il rapporto – scrive Sir – denuncia l’impatto devastante dello stile di vita adottato dalla parte più ricca del mondo. Secondo la ricerca, che analizza la quantità di emissioni per fasce di reddito in un periodo – tra il 1990 e il 2015 – nel quale le emissioni di CO2 in atmosfera sono più che raddoppiate, risulta che “il 10% più ricco è stato responsabile di oltre la metà (52%) delle emissioni di CO2 in atmosfera tra il 1990 e il 2015; l’1% più ricco del 15%, più di quanto non abbiano contribuito tutti i cittadini dell’Ue e il doppio della quantità prodotta dalla metà più povera del pianeta”.

Inoltre, “le emissioni annuali sono aumentate del 60% tra il 1990 e il 2015: il 5% della popolazione più ricca ha determinato oltre un terzo (37%) di questo aumento; l’1% più ricco ha aumentato la propria quota di emissioni 3 volte di più rispetto al 50% più povero della popolazione”.

Fridays for future

Oxfam chiede che i leader mondiali raccolgano l’appello lanciato dal movimento Fridays for future: il 25 settembre milioni di persone, in occasione della Giornata mondiale di azione per il clima, chiederanno un cambio di rotta alle istituzioni globali e ai governi.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.