Minisci sulle intercettazioni: “Riforma sbagliata”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:55

Noi ci siamo espressi in maniera netta sulla nuova riforma sulle intercettazioni: è una riforma sbagliata perché danneggia le indagini e danneggia il diritto di difesa. Noi auspichiamo che il prossimo governo possa ripensare questa riforma, possa tornare alla situazione precedente”. Lo ha detto il presidente dell'Associazione Nazionale dei Magistrati (Anm) Francesco Minisci interpellato a margine della “Notte bianca della legalità”.

Pool antiterrorismo  

Il pm di Roma Francesco Minisci è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati. E' stato nominato il 24 marzo scorso. Nato a Cosenza 49 anni fa, Minisci, esponente di Unicost, è stato tra il 2016 e il 2017 segretario dell’Anm, nel periodo in cui la Giunta era presieduta da Piercamillo Davigo. Sia negli anni passati in Calabria che presso la Procura di Roma si è occupato di importanti inchieste sulla criminalità organizzata, in particolare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta. Da componente del pool antiterrorismo della Procura di Roma è stato titolare di inchieste sull’anarco-insurrezionalismo e sull’antagonismo sociale.

Criticità

Approvate dal governo una prima volta nel novembre scorso, le nuove norme si fanno segnalare per una particolare caratteristica: hanno raccolto le proteste sia dalla Anm che dall’Unione delle camere penali.

Appena insediato, Minisci aveva espresso le sue perplessità sulle nuove norme sulle intercettazioni approvate dal cdm il 29 dicembre 2017, che – a suo dire – “presentano diversi profili di criticità e di difficile attuazione, tanto da meritare, prima che entrino in vigore, una seria riflessione”.

L'impegno della nuova Giunta, aveva spiegato, è rivolto a un “necessario e opportuno ripensamento” sia della riforma sulle intercettazioni, sia delle norme sull'avocazione delle indagini da parte delle Procure generali, “facendo nostro il grido di allarme che proviene dagli uffici giudiziari di tutto il territorio nazionale”. Si tratta, aveva concluso, di “interventi che rallentano, anzichè accelerare i processi”.

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