Il Pil italiano è fermo e la disoccupazione sfiora il 10%

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:27

L'Italia non cresce da mesi, a luglio è aumentata la disoccupazione e nel secondo trimestre di quest'anno si è anche lavorato un giorno in più. Lo scrive l'Istituto nazionale di statistica, Istat, in due documenti, “Conti economici trimestrali” e “Occupati e disoccupati (Mensili)”. Una fotografia in chiaroscuro per il paese nei giorni in cui la crisi di governo deve ancora avviarsi alla conclusione, anche se in generale gli occupati aumentano soprattutto per effetto del decreto Dignità spiega Il Sole 24 Ore. La riforma fortemente voluta dalla componente grillina dell'esecutivo varata un anno fa spinge infatti alla stabilizzazione dei contratti precari dopo due rinnovi.  

La stagnazione

Si protrae da cinque trimestri la stagnazione del nostro Paese, dal secondo del 2018. Il Prodotto interno lordo non si scosta dall primo trimestre di quest'anno e cala dello 0,1% in termini tendenziali, cioè su base annua. Fuori da confini, in termini congiunturali il Pil degli Stati Uniti vede un +0,5%, quello francese +0,3% mentre c'è il segno meno davanti a quello tedesco: -0,1%. Comunque nei due dell'Eurozona si registra aumento della produttività dello 0,2% sul primo trimestre 2019 e +1,1% su quello del 2018. Il secondo trimestre del 2019 italiano ha, tra l'altro, avuto una giornata lavorativa in più con una parallela diminuzione delle ore di lavoro(-0,1%). Dal punto di dei consumi la variazione sul trimestre precedente è nulla, con il calo degli acquisti da parte di famiglie, istituzioni sociali private e dalla Pubblica amministrazione. Sotto il profilo commerciale, importazioni ed esportazioni si annullano a vicenda, con le prime che segnano un più 1,1% e le seconde +1%. Le famiglie, se possono o se la sentono, al massimo spendono per beni non durevoli o per i servizi, non per i beni durevoli o semidurevoli. Segnano un aumento alcune categorie di investimenti fissi lordi, come i mezzi di trasporto, gli impianti, i macchinari e persino gli armamenti, e una diminizione le abitazioni.

Primario, secondario e terziario

Due settori su tre mostrano un andamento congiunturale negativo sul valore aggiunto, il terzo positivo di un'unghia. Il valore aggiunto è l'incremento di valore nell'ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi, così lo definisce l'Istat. L'agricoltura segna un -1,2% (che è un mezzo punto percentuale in più sullo stesso periodo del 2018) l'industra -0,4% (sia in senso stretto che nelle costruzioni mostra un peggioramento tendenziale), i servizi invece l'0,1% in più, con un punto percentuale in più nell'ambito delle attività professionali, ricerca e servizi di supporto. Controbilanciato dal -0,9% dei servizi di informazione e comunicazione. Dal punto di vista del lavoro, la variazione delle unità in questo secondo trimestre dell'anno è nulla rispetto al precedente, mentre in termini congiunturali i redditi da lavori pro-capite crescono di due decimi di punto, con il maggior incremento in agricoltura (+1,4%).

Il lavoro

A luglio l'occupazione scende sul mese precedente al 59,1% e la disoccupazione torna a sfiorare il 10%, attestandosi sul 9,9. A tirare verso il basso è la categoria dei 35-49enni, 45mila occupati in meno. Si segnala un aumento di 29mila unità tra i lavoratori indipendenti, dopo calo un a giugno, e di 28mila (+1%) delle persone in cerca di lavoro, di ambo i sessi. Contrazione invece dei dipendenti fissi o a termine, che scendono di 46mila unità. Si assiste a una frenata quindi, dopo un periodo di crescita consistente tra maggio e luglio di quest'anno che significa 101mila unità di lavoro in più sul trimestre precedente, anche se per la maggior parte uomini. A far ingrossare le fila degi occupati è l'aumento dei lavoratori dipendenti (+200), mentre i dipendenti diminuiscono di settemila unità. Nell'intero 2019 quindi, l'occupazione vede un aumento del +0,8% (193mila unità in più) e un netto calo dei disoccupati di quattro punti percentuali e mezzo (121mila), anche se restano fuori da questa fase positiva i lavoratori tra i 35 e i 49 anni

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