Crisi Pd, Renzi: “Pronti al confronto ma nel rispetto delle regole”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:34

“Siamo pronti a qualsiasi confronto pubblico e democratico che sia rispettoso delle regole e dello Statuto interno. Accettare le regole e il risultato di un congresso o delle primarie è il primo passo per rispettare una comunità; e come ci insegna la storia anche recente, non sempre è accaduto”. Lo ha scritto Matteo Renzi nell’e-news, confermando la direzione del Pd del 13 febbraio. “Penso che chi vota Pd non meriti la polemica continua, le minacce di scissione, la lotta costante di chi ogni giorno spara ad alzo zero“, aggiunge Renzi.

In vista della riunione in streaming, ha detto il segretario dem, “ho chiesto alla presidenza del partito di allargare gli inviti anche a tutti i parlamentari e tutti i segretari provinciali. Almeno ci parliamo chiaramente, in faccia, di tutto”. L’ex premier è ritornato poi sulle divisioni interne e sul perché non sia stato anticipato il congresso. “Mi spiace – ha affermato – che queste ore siano segnate anche da polemiche interne dentro il Pd. Voi direte: ‘Matteo, dov’è la novità? Sono ormai mesi segnati da polemiche interne dentro il Pd’. È vero. Ma sicuramente crea un certo stridore vedere che nel mondo si discute di Trump ed Europa, da noi invece la polemica è legata alla consueta battaglia interna su questioni appassionanti (forse) solo per i diretti interessati”. Poi la sua versione: “Le cose stanno più o meno così: dopo il referendum di dicembre, proponiamo il congresso. Ci viene detto di ‘No: Meglio evitare la conta, altrimenti sarà una rissa’. E sicuramente ve lo ricordate: alcuni di noi – a cominciare dall’elegante Giachetti – non gradiscono questa posizione. Ma noi accettiamo in nome della pace interna e manteniamo la scadenza congressuale per il dicembre 2017 come previsto dallo Statuto. Venti giorni dopo, colpo di scena, ci viene chiesto di fare primarie per ‘rendere contendibile la linea del partito’, altrimenti sarà scissione”. Renzi si è chiesto “come si possa cambiare idea in venti giorni. Ma in nome della pace interna accettiamo anche le primarie. Quando diciamo di sì, ci viene comunicato – rigorosamente via interviste e via talk-show – che non bastano neanche le primarie”.

Secondo il segretario, dunque, “è abbastanza difficile orientarsi in questo labirinto di polemiche per gli addetti ai lavori, figuriamoci per un cittadino fuori dai giochi della politica. Penso che chi vota Pd non meriti questa polemica continua, le minacce di scissione, la lotta costante di chi ogni giorno spara ad alzo zero. Ma penso anche (lo dico a molti di voi che mi scrivono scandalizzati in queste ore e vi sono grato per il vostro affetto) che la migliore risposta non sia la rabbia, ma un sorriso: chi conosce come sono andate le cose non può arrabbiarsi per queste faccende. Torniamo a sorridere, amici: arriverà il giorno in cui ci misureremo sulle proposte e lì le polemiche improvvisamente spariranno”.

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