Consip, l’Anac: “Cartello fra tre aziende per spartirsi 2,7 miliardi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:56

Un “accordo di cartello” avrebbe consentito a tre imprese concorrenti di spartirsi i principali lotti della gara Fm4, in particolare quelli per la gestione dei servizi della pubblica amministrazione, nell’appalto Consip da 2,7 miliardi di euro. Escludendo, così, le altre aziende. Lo riporta il Corriere della Sera, raccontando gli esiti dell’istruttoria avviata quattro mesi fa dall’Anac, l’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, sul lotto di appalti Fm4, già al centro di un’altra istruttoria aperta anche da parte del Garante per la concorrenza e dal quale l’azienda di Alfredo Romeo, arrestato nell’ambito dell’inchiesta, era già stata esclusa.

Il dossier è stato trasmesso nelle scorse ore alla Procura di Roma, competente per l’inchiesta. Le tre aziende sospettate di aver fatto cartello sono Anti Cns, Manutencoop e Kuadra. Le verifiche dell’Anac hanno fatto emergere che “Ati Cns ha presentato offerta per sette lotti di gara, mentre Manutencoop ha presentato offerta per cinque lotti di gara senza mai sovrapporre le proprie offerte”. Nel mirino dell’autorità anche il ruolo di Manital, esclusa dalla gara dopo aver vinto quattro lotti per una contestazione di tipo fiscale, e che per questo aveva presentato ricorso al Tar. “La probabilità del verificarsi di tale evento risulta essere evidentemente assolutamente marginale– conclude l’Anac- Tale probabilità scende ulteriormente allorché si osservi la distribuzione geografica delle istanze dei due concorrenti nella quale si rileva una disposizione a scacchiera, con l’Ati Cns e Manutencoop che si sono spartite tutte le Regioni escludendo Campania, Calabria e Sicilia”. E aggiunge: “Appare ragionevole pensare che per la gara Fm4 siano state adottate intese restrittive della concorrenza“.

L’inchiesta sull’appalto Fm4 ha più fronti, e tocca anche la politica. Romeo e Marco Gasparri, ex dirigente della Consip, sono accusati di corruzione. Sono invece indagati per rivelazione di segreto d’ufficio il ministro Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, e il Emanuele Saltalamacchia. Indagati per traffico di influenze illecite (anche se ci sono molti dubbi sulle accuse) Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier, Carlo Russo e Italo Bocchino. Risponde di falso, invece, il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, mentre al vice comandante Noe Alessandro Sessa viene contestato il reato di depistaggio. Rispondono di concorso in violazione del segreto d’ufficio, il pm John Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli. Indagato poi per depistaggio il vice comandante del Nucleo operativo ecologico, Alessandro Sessa. 

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