Chiara Appendino indagata per falso ideologico in atto pubblico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:32

Brutta tegola per la giunta a Cinque stelle di Torino: la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino, infatti, è indagata per falso ideologico in atto pubblico in relazione al bilancio 2016 (il primo a firma pentastellata) e, più nello specifico, all’inchiesta Westinghouse, avviata su pressione di alcuni esponenti dell’opposizione e coincisa con la notificazione degli avvisi di garanzia i quali, oltre alla prima cittadina, hanno compreso anche l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando e il capo-gabinetto, Paolo Giordana. La vicenda per la quale Appendino è indagata, riguarda il debito di 5 milioni di euro contratto dalla giunta precedente con la società “Ream” scomparso dal bilancio firmato dal Comune nonostante la clausola inserita che ne prevedeva la restituzione nel 2017.

Appendino: “Pronta a collaborare”

E’ stata la stessa sindaca a confermare l’arrivo dell’informazione di garanzia: “Sono assolutamente serena – ha scritto – e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l’interesse della città e dei torinesi. Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all’individuazione dell’esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere”.

La mancata messa a bilancio

Il debito in questione con la partecipata della Fondazione Crt, è stato maturato nel 2012, quando “Ream” ottenne un diritto di prelazione sulla zona dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo Centro congressi di Torino, versando al Comune, guidato allora dalla giunta dem di Piero Fassino, una caparra di 5 milioni di euro. Gli stessi soldi che il Comune ha mancato di decurtare dalla parte dei 19,7 ottenuti dai privati (l’affidamento del progetto finì ad Amteco-Mariora, nel 2013). Al momento della redazione del prospetto, infatti, la somma non è comparsa ma nemmeno il debito è stato onorato entro la scadenza prevista, essendo stato posticipato di un anno, come risulterebbe dalle carte in possesso della Procura, in fase di stesura. Un procedimento ritenuto illegittimo dall’opposizione che, con il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo e Alberto Morano, del centrodestra, ha inviato un esposto che ha decretato l’apertura dell’indagine.

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