May lascia: tre vie per la Brexit

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:19

Teoricamente sarebbe il giorno “x”, quello delle dimissioni ufficiali della premier britannica, Theresa May. Non lo è per il semplice fatto che, come già annunciato, resterà primo ministro facente funzioni per tutto il tempo che servirà per eleggere il suo sostituto. Dalla leadership Tory, però, May esce definitivamente e, nove su dieci, il nome uscirà fuori dal novero dei candidati che aspirano a sostituirla come leader del Partito conservatore. Una schiera nutrita, con qualche nome forte e altri che galleggiano su posizioni più tenui, comunque una sfida agguerrita dalla quale uscirà, oltre alla nuova leadrship, anche qualche risposta su quale sarà la linea politica britannica da qui in avanti, con il dossier Brexit ancora scottante e, di fatto, la chiave di volta che May non è riuscita a fissare, scontentando i suoi alleati Tory ancor più che i partiti di opposizione, malcontento tradotto in ben tre votazioni andate a vuoto.

Le opzioni sul tavolo

Al netto di chi sarà a prendere le redini dell'instabile diligenza britannica, la soluzione dell'enigma Brexit appare tutt'altro che semplice, anche con Theresa May fuori dai giochi. Le due opzioni sul tavolo, infatti, sembrano andare in direzioni non troppo differenti da quelle che stava percorrendo il Regno Unito guidato dalla premier dimissionaria: da un lato, infatti, il nuovo establishment di Downing Street potrebbe provare la complicata via del quarto voto, cercando quell'approvazione che May aveva fallito ma che, di pronunciamento in pronunciamento, aveva visto assottigliarsi la forbice dei contrari; la seconda opzione sembra più logica ma, per certi versi, anche più complicata, visto che prevede il rinegoziare l'accordo. Fosse questa la strada (che peraltro sembra la più apprezzata dai vari schieramenti), il problema riguarderebbe l'altolà dell'Unione europea a ulteriori discussioni sul dossier Brexit e, nondimeno, l'ulteriore allungamento dei tempi tecnici che, al momento, vedono la deadline al 31 ottobre, peraltro indicata da Boris Johnson (il candidato più accreditato alla guida dei Tory) come data ultima, accordo o meno.

A proposito del 31 ottobre, la terza e ultima opzione per il Regno Unito è forse la più semplice in termini teorici: uscire senza accordo, mettendo in archivio i due anni e mezzo di negoziati e perseguire la via dei falchi della Brexit, quella sponsorizzata da Boris Johnson e dagli altri brexiteers oltranzisti. La sensazione è che, deal o no deal, la questione dell'uscita dall'Ue non possa assumere contorni poi così diversi da quelli costruiti dal referendum in avanti.

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