Fca-Renault, l'onda lunga del flop

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:24

L'impressione è che occorrerà un po' di tempo per assorbire completamente gli effetti del mancato matrimonio tra Fiat Chrysler e Renault. Una vicenda che, almeno inizialmente, sembrava poter rispondere esclusivamente ai retaggi del mondo economico ma, dopo la frenata della casa di produzione francese arrivata su quello che anche nelle ultime ore è stato definito “interventismo statale”, la questione sembra essersi allargata a macchia d'olio, andnando a creare l'ennesimo stallo fra Italia e Francia, a fronte di un procedimento di fusione che avrebbe potuto forse riavvicinare definitivamente i due fronti, specie dopo la vicenda Fincantieri-Stx di un paio d'anni fa. Ora, invece, le reazioni a catena del mondo politico italiano hanno aperto un fronte di discussione che rischia di creare ulteriori divisioni fra i due Paesi: “Neanche Renault è contenta dell'interventismo dello Stato francese – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a Radio24 -. Quella era un'operazione di mercato: se si fa mercato, una grande azienda parla con la sua omologa, non è che interferiscono ministri e presidenti della Repubblica. La Francia non ha fatto una bella figura”.

Occasione persa

Se da un lato il ministro dello Sviluppo economico punta il dito contro l'interventismo statale francese nel fallimento dell'operazione Fca-Renault, dall'altro è costretto a replicare a chi, proprio in base a questa vicenda, ha accusato il governo di disinteresse sull'affare italo-francese, delegando il tutto alle aziende coinvolte senza discussioni ulteriori in altri campi, come avvenuto invece Oltralpe. Appunto che Di Maio ha rispedito al mittente, dicendo che l'Italia “ha rispettato quel momento che vedeva trattativa di mercato” e ribadendo che l'errore è stato da parte francese. Ma, al di là delle opinioni politiche, il nodo della vicenda riguarda le differenti posizioni degli attori interessati: Renault, come spiegato da Di Maio e come confermano anche alcune emittenti francesi, risulta delusa dalla retromarcia del governo francese e, come pare anche lui, sarebbe ancora disposta a riaprire il discorso della fusione. Una questione sulla quale, però, Fca non vuole sentire (al momento) ragioni, considerando chiuso il discorso: “Ci vuole coraggio – ha spiegato John Elkann in una lettera – per iniziare un dialogo come abbiamo fatto noi. Quando però diventa chiaro che le conversazioni sono state portate fino al punto oltre il quale diventa irragionevole spingersi, è necessario essere altrettanto coraggiosi per interromperle”. Il sentimento diffuso, sia da una parte che dall'altra, è che si tratti di un'occasione persa al fine del super-asset del mercato automobilistico.

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