Kiev torna a rivendicare la Crimea

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:48

Che “la Crimea sia sempre stata russa” è una “leggenda assurda“, usata dalla “propaganda” di Mosca anche per nascondere quello che secondo Kiev è stato il “genocidio” dei tatari, la minoranza di fede musulmana deportata durante l'Urss. Lo scrive il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin, sul Giornale diplomatico mentre si avvicina il quinto anniversario dell'annessione della penisola sul Mar Nero da parte della Federazione russa

La denuncia

Il capo della diplomazia di Kiev denuncia che “nel mondo molti credono” che la mossa di Vladimir Putin di annettere questo territorio sia giustificato dalla convinzione che “la Crimea è sempre stata russa“, perché faceva parte dell'Urss ed è stata data all'Ucraina da Nikita Krusciov nel 1954. “E' difficile trovare una leggenda più assurda e meno ragionevole”, scrive Klimkin, “ma stranamente, ha già radici profonde in tutto il mondo ed è stata in grado di penetrare nella coscienza di massa internazionale”. “Il motivo”, spiega il ministro, “è che la propaganda russa ha cominciato a lanciare passo dopo passo questa disinformazione subito dopo il crollo pacifico dell'Unione sovietica” e quando si è arrivati all'annessione e poi alla guerra nell'Ucraina dell'est, “l'opinione internazionale 'non ufficiale' era già stata elaborata”.

Il genocidio

A detta di Klimkin, questo “mito che la Crimea è sempre stata russa è necessario a Mosca anche per nascondere i risultati del genocidio dei tatari di Crimea e l'insediamento, al posto loro, dei colonizzatori russi”. Il ministro definisce “genocidio” e non semplice deportazione, il trasferimento forzato dei tatari di Crimea voluto da Stalin. “I fatti”, riporta Klimkin, “indicano che il 46,2% dei tatari di Crimea morì durante i primi quattro anni in esilio a causa delle condizioni di vita estremamente difficili“. Restituire la penisola di Crimea alla sovranità ucraina, conclude l'articolo con un appello alla comunità internazionale, “oltre agli aspetti politici e legali, ha un potente imperativo morale”. 

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