Iran, prolungata la detenzione per Jason Rezaian: il reporter resterà in cella

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:04

Jason Rezaian resterà in carcere per altri due mesi: il giornalista del Washington Post che da luglio è rinchiuso in una prigione iraniana senza che gli siano state formulate accuse precise. A confermare la notizia già diffusa da Human Rights Watch (Hrw), è il fratello del giornalista, Ali Rezaian.

Secondo quanto riporta il New York Times, che ha intervistato Ali, la proroga sul fermo del reporter è effettiva dal 18 novembre: la sua famiglia è stata inspiegabilmente informata dalle autorità iraniane solo pochi giorni fa. Il giornalista del Washington Post si trova nel carcere di Evin, a Teheran, senza poter incontrare il suo avvocato: è stato arrestato a Teheran lo scorso 22 luglio insieme a due colleghi e alla moglie Yeganeh Salehi, anche lei giornalista. I tre sono stati poi rilasciati a ottobre dopo il pagamento della cauzione.

Jason Rezaian, 38enne con doppia cittadinanza, iraniana e statunitense, lavora dal 2008 come corrispondente dalla Repubblica Islamica. Le autorità iraniane, nei mesi scorsi, hanno più volte ribadito che il reporter si trova agli arresti, perché “coinvolto in attività che vanno oltre quelle di un giornalista” e che “violano la sicurezza dello Stato”. Nei mesi scorsi il dipartimento di Stato Usa ha invocato il rilascio dell’uomo: a fine ottobre la famiglia di Rezaian ha scritto una lettera aperta alle autorità di Teheran affinché liberino il giornalista.

Secondo Human Rights Watch, le autorità carcerarie possono contenere un sospetto a tempo indeterminato negandogli l’accesso al dibattimento, malgrado questo sia espressamente vietato dai trattati internazionali sui diritti umani. Inoltre, l’Iran non riconosce la doppia cittadinanza, vietando all’uomo anche le comunicazioni con le istituzioni e i familiari negli States. In questi mesi, infatti, l’unico strumento per informare parenti, amici e sostenitori, sono state le visite la moglie, Yeganeh Salehi, che è riuscita ad entrare in carcere per vederlo ogni settimana, malgrado gli impedimenti posti dalle autorità locali.

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