Gli Usa e le madri assassine

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:58

Dopo la sentenza storica con la quale i legislatori dell'Alabama hanno dato il via libera al progetto di legge che dichiara totalmente illegale abortire, non sono i casi di donne accusate di attentare alla vita del loro feto, e non solo in Alabama. 
Il mese scorso, Marshae Jones, 28 anni, è stata accusata di omicidio colposo. Su di lei grava l'accusa di aver acceso un alterco con un'altra donna, Ebony Jemison la quale, in un crescendo di tensione, ha sparato in colpo allo stomaco della ragazza, causandole la perdita del feto. Eppure, la giuria non ha incriminato la Jemison, bensì la futura mamma: si ritiene che, se non avesse acceso la discussione, il feto sarebbe stato ancora in vita.

L'Alabama e gli atri Stati

In merito a un caso di aborto nel 2011, la Corte Suprema dell'Alabama concluse affermando che non v'era alcuna differenza tra un bambino e un feto: in quel frangente, si trattò di una donna che diede alla luce un figlio nato morto, la Corte imputò all'abuso delle sostanze la morte del feto e la donna patteggiò dieci annni piuttosto che affrontare l'ergastolo. Lo Stato dell'Alabama conta 479 arresti basati sull'accusa di aver messo in pericolo le loro gravidanze. Ma l'Alabama non è un caso isolato. Nel 2006, la sedicenne Rennie Gibbs ha partorito un bimbo senza vita e i pubblici ministeri dello Stato del Mississippi l'hanno accusata di tentato omicidio per aver fatto uso di droghe durante la gravidenza. Nel 2014, i giudici hanno respinto l'accusa, ma la Gibbs avrebbe potuto rischiare l'ergastolo. Nel 2011 il pubblico ministero dello Stato dell'Indiana ha valutato l'accusa mossa dai legali a Bei Bei Shuai che, a seguito delle fine della relazione con il suo fidanzato, scelse di togliersi la vita ingerendo veleno per topi. Per l'accusa, l'atto fu un “tentativo non convenzionale” di porre fine alla gravidanza, ma la giuria respinse le accuse. Nell'Iowa, Christine Taylor è stata incarcerata per due giorni dopo essere caduta dai gradini di casa sua; la polizia l'ha accusata di averlo fatto apposta per porre fine alla sua gravidanza.
Nel Wisconsin, Alicia Beltran è stata sottoposta a un confinamento per aver dichiarato al medico di non aver voluto assumere un farmaco che avrebbe alleviato la sua dipendenza da oppioidi. Dopo il diniego della donna, la Beltran è stata portata in tribunale, poi condotta in isolamento per 70 giorni. Durante la fine degli anni Ottanta, la Medical University of South Carolina collaborò con la polizia e i pubblici ministeri per creare una task force che si occupasse delle donne incinte vittime di disagio, spesso dipendenti da droghe. Quarant'anni dopo, negli Stati Uniti la gravidanza, quando legata a condizioni disagevoli, può diventare terreno di scontro non solo sociale, ma anche politico. 

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