Bce, stop al Qe da gennaio e tassi fermi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:25

Dalla sede della Banca centrale europea, a fine board, arriva la conferma dei tassi d'interesse, con il principale che resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Una decisione parzialmente attesa, mentre il presidente Mario Draghi conferma anche lo stop al Quantitative easing (Qe), con la Bce che, con l'inizio del nuovo anno, porterà a zero gli acquisti netti di bond. Finisce l'espansione di bilancio attraverso il quantitative easing, anche se la Bce continuerà a reinvestire i titoli in portafoglio ancora a lungo dopo che saranno risaliti i tassi: “Anche se i dati sono più deboli di quanto atteso – ha affermato Draghi da Francoforte -, a fronte di una domanda estera e di fattori specifici di Paesi e settori, la domanda interna sottostante continua a sostenere l'espansione e a spingere gradualmente l'inflazione”.

I rischi

Tra rischio protezionismo, fattori geopolitici e mercati finanziari vulnerabili, per Draghi “i rischi per le prospettive” dell'Eurozona “possono ancora essere considerati ampiamente bilanciati, ma il punto di equilibrio si sta muovendo verso il basso”. I bond in portafoglio a fine scadenza “saranno reinvestiti con titoli della stessa giurisdizione, aggiustando il portafoglio per riallinearlo alla quota di ciascun Paese nel capitale della Bce” (quella dell'Italia è appena stata abbassata di circa lo 0,5%).

 

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L'addio al Qe

Per quanto riguarda la fine del Qe a gennario, Draghi ha spiegato che “dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e dopo la data del primo aumento dei tassi, e in ogni caso finchè sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”. Finisce l'espansione di bilancio attraverso il quantitative easing, anche se la Bce continuerà a reinvestire i titoli in portafoglio ancora a lungo dopo che saranno risaliti i tassi, i quali resteranno però fermi fino all'estate del 2019, mantenendosi “su livelli pari a quelli attuali almeno fino all'estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”.

 

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