Marra, tre anni e mezzo per corruzione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:23

Tre anni e 6 mesi, oltre all'interdizione dai pubblici uffici: questa la decisione del Tribunale di Roma nei confronti di Raffaele Marra, ex capo del personale del Campidoglio arrestato il 2 dicembre 2016 per corruzione, assieme all'imprenditore immobiliare Sergio Scarpellini, scomparso il 20 novembre scorso. L'inchiesta riguardava due assegni circolari da un valore totale di 367 mila euro, firmati dall'imprenditore romano e intestati alla moglie dell'allora dirigente della giunta capitolina per l'acquisto di un appartamento in Via dei Prati Fiscali. All'epoca (nel 2013) Marra ricopriva il ruolo di direttore dell'Ufficio delle Politiche abitative del Comune di Roma e, secondo le ipotesi avanzate dall'accusa, gli assegni sarebbero stati emessi dall'immobiliarista in cambio dell'ottenimento di eventuali favori proprio in virtù della posizione ricoperta da Marra. Per Marra, il pm Barbara Zuin aveva richiesto 4 anni e mezzo.

La vicenda

I soldi degli assegni, a 4 anni dalla loro cessione e a processo in corso, erano stati restituiti a Scarpellini con gli avvocati difensori dell'ex capo del personale capitolino a sostenere che si sarebbe trattato di un prestito e non di una mazzetta, come avanzato dalla Procura. L'appartamento a Prati Fiscali è stato confiscato e i giudici della II sezione penale hanno disposto anche un risarcimento di 100 mila euro. Secondo i pm romani, inoltre, Scarpellini e Marra avrebbero intrattenuto relazioni anche nel 2009, quando l'imprenditore avrebbe venduto all'ex dirigente un altro appartamento con uno sconto di mezzo milione di euro, per gli stessi presunti scopi ipotizzati nella vicenda di Prati Fiscali. Un caso, questo, caduto in prescrizione.

Il caso nomine

Raffaele Marra era stato al centro anche dell'inchiesta sulle nomine in Campidoglio che aveva visto coinvolta (poi assolta) la sindaca di Roma, Virginia Raggi, nell'ambito dell'assunzione di suo fratello Renato a capo del Dipartimento Turismo del Comune di Roma. L'indagine fu avviata a seguito di un esposto del Codacons sulla possibile violazione dell'articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Per quest'inchiesta, Marra è stato rinviato a giudizio al 9 gennaio 2019.

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